Tecnologie spaziali in agricoltura: Confagricoltura auspica maggior implementazione e accessibilità

A BEX (Fiera di Rimini) il convegno tra esperti di agricoltura e aero-spazio per fare sinergia

Il futuro della Terra potrebbe essere lo spazio. È questa la premessa che ha dato il via al convegno, “Dallo spazio al campo. Dati telerilevati per un’agricoltura innovativa, sostenibile e competitiva”, promosso da Confagricoltura alla fiera della space economy, BEX–Beyond Exploration Expo, in corso a Rimini. Un confronto tra esperti del mondo associativo, dell’impresa, dell’università, della pubblica amministrazione e dell’ecosistema aero-spaziale su come trasformare le informazioni raccolte da satelliti, droni e sensori in decisioni capaci di aumentare la sicurezza alimentare, potenziando la produttività delle imprese agricole.

Il 10% della superficie agricola italiana è gestita con tecniche di “precision farming”, utilizzando dati telerilevati e tecnologie che derivano da programmi spaziali. Nel mercato dell’osservazione della Terra, il primario rappresenta uno dei settori più dinamici con un ritorno economico importante. Secondo dati dell’ESA, ogni euro investito in tecnologie satellitari può generare fino a 11 euro di valore lungo la filiera agroalimentare.

Nel nostro Paese, si registra un buon tasso di adozione di tecnologie spaziali in agricoltura: Emilia-Romagna e Lombardia sono in testa (35%). Il 37% degli agricoltori italiani intende investire in macchinari connessi e il 34% in sistemi di monitoraggio. In generale, sistemi GNSS (Global Navigation Satellite System) sono utilizzati nel 30% dei casi per determinare la posizione esatta, mentre le tecnologie per l’Osservazione della Terra trovano applicazione nel 18% dei casi. Entro il 2030, si stima che metà delle decisioni agronomiche sarà supportata da algoritmi di Intelligenza Artificiale. (Dati Osservatorio Smart Agrifood).

“L’agricoltura di precisione è una risorsa preziosa per coniugare sostenibilità economica e ambientale, riducendo l’utilizzo della chimica fino a oltre il 50%. Rappresenta un’opportunità epocale che non possiamo lasciarci sfuggire – ha dichiarato Nicola Gherardi, componente della Giunta nazionale di Confagricoltura, intervenendo al dibattito -. Per questo, Confagricoltura ha messo a punto Hubfarm, uno strumento concreto per accompagnare le aziende agricole nella raccolta e nella gestione di dati, attraverso una piattaforma di facile utilizzo. Auspichiamo che la superficie coltivata tramite tecnologie avanzate possa aumentare, con benefici per la redditività delle imprese e la tutela dell’ambiente”.

L’evento organizzato a BEX, moderato da Ivano Valmori, direttore di AgroNotizie, ha visto la partecipazione, insieme a Gherardi, di Daniele Sarri (Università degli Studi di Firenze), Luigi Pantuosco (Leonardo S.p.A.), Lorenzo Nicoletti (Leonardo S.p.A.), Francesco Sofia (Agea), Rita Rinaldo (ESA), e Mario Salipante (ENAC). Massimo Salvagnin, titolare dell’Azienda agricola Porto Felloni, ha portato una testimonianza concreta circa i benefici dell’agricoltura di precisione.

Dal confronto sono emersi gli ostacoli da superare: di natura economica, perché l’innovazione richiede investimenti onerosi; di natura culturale, poiché servono nuove competenze; di natura infrastrutturale, perchè la gestione di dati ha bisogno di una rete potente che scarseggia nelle aree interne; di natura normativa, dal momento che persistono dei limiti all’utilizzo.

“Gli agricoltori non possono essere lasciati soli a sostenere lo sforzo che le tecnologie spaziali richiedono. Il vero cambiamento passerà attraverso una maggiore collaborazione tra istituzioni, mondo accademico e imprese, per garantire accessibilità e capillarità. Infine, è fondamentale fare sinergia tra gli attori della filiera agroalimentare”, ha concluso Gherardi.

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Caro fertilizzanti, Confagricoltura auspica una veloce assegnazione delle risorse previste dal decreto Masaf e invita ad allargare la platea dei beneficiari

I contenuti del Decreto Masaf del 15 settembre scorso relativo ai sostegni finanziari agli agricoltori colpiti dalla crisi in Medio Oriente, con particolare riferimento all’aumento dei costi per i fertilizzanti e dell’energia, sono stati oggetto di approfondimento da parte del Consiglio direttivo di Confagricoltura, riunitosi oggi a Palazzo della Valle.

Dalla discussione è emerso un sostanziale apprezzamento per il provvedimento che accoglie la richiesta della Confederazione di coprire con risorse (in questo caso UE e nazionali) i maggiori costi dei fertilizzanti. Richiesta che era stata ufficialmente formalizzata al ministro Lollobrigida anche in occasione dell’assemblea di luglio a Roma.

L’auspicio del Direttivo, a fronte dell’emanazione del decreto ora in corso di registrazione alla Corte dei Conti, è che le risorse siano veicolate rapidamente alle imprese dei comparti beneficiari, ovvero quelli in cui l’incremento dei costi dei fertilizzanti incide di più sul valore della produzione per ettaro. In tal senso è stata giudicata positiva la possibilità di adottare modalità automatiche per individuare i destinatari.

Confagricoltura invita infine a provvedere con altri strumenti, a valere delle risorse comunitarie e/o nazionali, per coprire gli incrementi dei costi di produzione anche per le colture che sono state escluse da questa misura.

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Agrifood: siglato protocollo d’intesa tra Confagricoltura, Ordine dei tecnologi alimentari e Agronetwork

Rafforzare qualità, sicurezza, sostenibilità e competitività delle filiere agroalimentari, favorendo l’incontro tra competenze tecnico-scientifiche e fabbisogni delle imprese agroalimentari: è l’obiettivo dell’accordo siglato da Confagricoltura, Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Tecnologi Alimentari (OTAN) e Agronetwork: una collaborazione istituzionale finalizzata alla promozione e alla realizzazione di iniziative congiunte a beneficio del sistema agricolo e agroalimentare nazionale.

Il protocollo è stato firmato dai presidenti Massimiliano Giansanti (Confagricoltura), Laura Mongiello (OTAN) e Sara Farnetti (Agronetwork) e punta a mettere a sistema diverse professionalità per accompagnare le imprese agricole e agroalimentari nei processi di innovazione tecnico-scientifica e organizzativa, diffondere buone pratiche nei processi di trasformazione, valorizzando anche il ruolo del tecnologo alimentare nell’ambito della filiera, a beneficio di tutti i consumatori.

Le iniziative riguardano principalmente la formazione e l’aggiornamento professionale; l’elaborazione di linee guida e strumenti operativi su igiene e sicurezza alimentare, rintracciabilità, gestione delle non conformità, qualità e sostenibilità; lo sviluppo di progetti e candidature a bandi nazionali ed europei e iniziative di filiera.

E’ prevista inoltre la costituzione di tavoli tecnici e gruppi di lavoro su temi regolatori e di mercato di interesse comune, attività di comunicazione e divulgazione sui temi dell’innovazione, della qualità, della sicurezza e della sostenibilità. Gli accordi attuativi e le iniziative congiunte coinvolgeranno anche le strutture territoriali di Confagricoltura, degli Ordini regionali OTAN e della base associativa di Agronetwork.

“Con questo protocollo – sottolinea il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – rafforziamo il dialogo e la collaborazione tra imprese agricole, professionisti e mondo della ricerca, creando nuove opportunità per favorire l’innovazione e sostenere la crescita dell’intero sistema agroalimentare italiano”.

“Le sfide che attendono l’agroalimentare richiedono sempre più la capacità di mettere in rete competenze, esperienze e punti di vista diversi – afferma la presidente di Agronetwork, Sara Farnetti –. Questa collaborazione mira a tradurre l’innovazione in soluzioni concrete, costruire risposte condivise e accompagnare lo sviluppo di filiere più solide, competitive e sostenibili”.

“La figura del tecnologo alimentare dà un contributo importante alla qualità, alla sicurezza e alla sostenibilità dei processi produttivi – dichiara la presidente di OTAN Laura Mongiello –. L’accordo siglato oggi ha un’importanza strategica, non solo perché mette in rete competenze diverse, ma valorizza una visione integrata dal campo alla tavola”.

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Giornata Europea del Biologico: diminuiscono le superfici, aumentano i consumi. Servono certezze per le imprese

Crescono i consumi dei prodotti biologici, ma diminuiscono le superfici dedicate. Per le imprese del settore è sempre più difficile far quadrare i conti, tra le avversità climatiche che colpiscono seriamente le colture, l’aumento dei costi di produzione, il peso degli adempimenti amministrativi e un contesto internazionale sempre più incerto.

In occasione della Giornata europea del biologico (European Organic Day) Confagricoltura si sofferma sui dati del comparto (2025) resi noti oggi da Ismea: l’Italia, con 2,37 milioni di ettari coltivati a biologico, perde il 5,4% delle superfici rispetto all’anno precedente. Le aziende agricole bio sono 85.443 e gli operatori biologici totali 95.386, in calo dell’1,8%.

Valori positivi, invece, per i consumi domestici dei prodotti bio, che aumentano del 9,2%. Il comparto rappresenta il 4% del valore complessivo dell’agroalimentare italiano.

Il biologico rafforza quindi il rapporto di fiducia tra agricoltori e consumatori, tuttavia molte aziende agricole del settore, non riuscendo ad affrontare le difficoltà sempre più incalzanti, nell’ultimo periodo hanno dovuto abbandonare il sistema produttivo certificato.

Per Gian Maria Cunial, presidente della Federazione nazionale Agricoltura Biologica di Confagricoltura, “L’attuale contesto normativo e le dinamiche di mercato gravano troppo sulle imprese agricole, minacciandone la redditività. Bisogna garantire una concorrenza leale, compresi standard uguali per le importazioni, e valorizzare laddove possibile le produzioni biologiche italiane. In questa direzione il nuovo marchio bio nazionale è il segnale che, come Paese, si sta cercando di salvaguardare le eccellenze agricole nostrane e di farle conoscere ai consumatori attraverso un logo dedicato”.

Le preoccupazioni sono condivise a livello europeo. Secondo il recente sondaggio realizzato dal Copa Cogeca tra gli agricoltori UE, la priorità è infatti la sostenibilità economica delle imprese: “Per rafforzare il comparto – dichiara Emilio Fidora, presidente del Gruppo Agricoltura Biologica del Copa Cogeca – occorre promuovere i consumi, investire nell’informazione e nell’educazione delle nuove generazioni, aumentando la consapevolezza dei cittadini sul valore delle produzioni bio e sul significato del marchio europeo. In vista della prossima PAC – aggiunge – chiediamo misure specifiche per tutta la filiera, dalla produzione alla commercializzazione, accompagnate dall’istituzione di una OCM specifica che affianchi concretamente il lavoro delle imprese agricole del comparto”.

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Confagricoltura a BEX (Fiera di Rimini): dallo spazio al campo, i dati che guidano l’innovazione

Come trasformare le informazioni raccolte da satelliti, droni e sensori in decisioni capaci di aumentare competitività, sostenibilità e redditività delle imprese agricole? È questo il tema al centro della partecipazione di Confagricoltura a BEX – Beyond Exploration Expo, la prima expo-conference dedicata alla Space Economy, in programma alla Fiera di Rimini dal 23 al 25 settembre.

Confagricoltura vede come un’opportunità l’incontro tra le imprese dell’ecosistema “spazio” e quelle agricole, in un momento in cui il settore primario è messo a dura prova dall’emergenza climatica e dal caro energia e necessita sempre più di strumenti al passo con i tempi per raccogliere, analizzare e gestire i dati verso una maggior resilienza, produttività e ottimizzazione delle risorse. Testimonianza di questa visione è il coinvolgimento della Confederazione nel comitato tecnico-scientifico dell’evento.

Confagricoltura sarà presente in Fiera con un proprio spazio nel Padiglione C1, Stand 013, e organizzerà il convegno “Dallo spazio al campo. Dati telerilevati per un’agricoltura innovativa, sostenibile e competitiva”, in calendario giovedì 24 settembre alle ore 14, all’Exploration Arena (Hall C1).

Interverranno, insieme a Nicola Gherardi (Giunta nazionale Confagricoltura), Daniele Sarri (Università degli Studi di Firenze), Francesco Sofia (Agea), Massimo Salvagnin (Azienda agricola Porto Felloni), Rita Rinaldo (ESA), Leonardo Scalabrella (Leonardo S.p.A.) e Mario Salipante (ENAC). Modera Ivano Valmori, direttore di AgroNotizie.

Durante il convegno saranno illustrate le opportunità legate all’adozione di queste tecnologie a supporto della transizione digitale ed ecologica del settore primario, affrontando temi come l’accessibilità degli strumenti e l’importanza della formazione per nuove competenze. Attraverso il contributo degli esperti sarà possibile comprendere come tradurre il patrimonio informativo generato dai dati telerilevati in scelte operative efficaci e sostenibili per le aziende agricole.

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CBAM, Confagricoltura delusa dal voto dell’Europarlamento

Il Parlamento europeo ha respinto l’articolo 27-bis nella revisione del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) che avrebbe consentito una sospensione temporanea della misura in circostanze eccezionali, tutelando gli agricoltori rispetto ai forti aumenti dei prezzi dei fertilizzanti e, più in generale, dei costi di produzione.

Confagricoltura evidenzia che, in una fase così difficile per il settore primario, la sua eliminazione rischia di gravare sulla capacità produttiva europea e di trasferire ulteriori rincari sui prezzi alimentari per i consumatori finali.

Non sembra inoltre sufficiente la proposta di consentire il reindirizzamento dei proventi del CBAM a favore dei settori colpiti dalla crisi, con valutazione in capo alla Commissione di estendere l’erogazione anche a periodi normali e non caratterizzati da emergenza.

Per Confagricoltura si tratta di una risposta parziale, che apre uno spiraglio sul problema dei maggiori costi dei fertilizzanti per gli agricoltori, ma che non offre ancora una risposta definitiva alle preoccupazioni sollevate.

La Confederazione, pertanto, ribadendo la necessità di un piano strutturato per contrastare il caro fertilizzanti, esorta gli eurodeputati e gli Stati membri a sfruttare i prossimi negoziati nell’ambito del Trilogo affinché il testo definitivo garantisca una tutela effettiva alle imprese agricole.

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A San Giacomo sventola la Spiga Verde 2026. Pirrè: “Tre comuni rurali premiati in Sicilia, tutti iblei”

 La cerimonia dell’alzabandiera si è svolta ieri nella frazione rurale del capoluogo, alla presenza del sindaco Peppe Cassì e del presidente di Confagricoltura Ragusa. Il riconoscimento FEE-Confagricoltura in Sicilia va solo a Modica, Ragusa e Vittoria.

La bandiera delle Spighe Verdi 2026 sventola da ieri in contrada San Giacomo. Nella frazione rurale del capoluogo si è svolta la cerimonia dell’alzabandiera con cui il Comune di Ragusa ha celebrato la riconferma del riconoscimento che FEE Italia assegna, in collaborazione con Confagricoltura, ai comuni rurali italiani che adottano politiche di gestione sostenibile del territorio.

Alla cerimonia ha preso parte il presidente di Confagricoltura Ragusa, Antonino Pirrè, insieme al sindaco Peppe Cassì, al vicesindaco Gianni Giuffrida, al presidente del consiglio comunale Fabrizio Ilardo, al comandante della Polizia Locale Maurizio Cannavò e ai consiglieri comunali Salvatore Battaglia (Cassì Sindaco) e Mario Chiavola (Pd), oltre a dirigenti e funzionari comunali.

Il sindaco Cassì ha espresso la gratitudine dell’amministrazione a Confagricoltura e alla FEE: “È un riconoscimento che non premia soltanto Ragusa, ma un’idea di borgo rurale come luogo in cui la qualità della vita e lo sviluppo economico possono crescere insieme. Il merito va condiviso con gli uffici comunali, con le imprese agricole e con i cittadini delle nostre contrade, che di questo percorso sono la parte più concreta”.

Pirrè ha richiamato il dato regionale: “Nel 2026 i comuni rurali virtuosi della Sicilia sono tre e sono tutti della provincia di Ragusa. Non è una coincidenza: è il segno di una mission comune al tessuto produttivo e alle istituzioni locali, quella di costruire un rapporto equilibrato tra sviluppo e salvaguardia delle risorse naturali e paesaggistiche”. Il presidente di Confagricoltura Ragusa ha poi sottolineato la continuità del risultato: “A Ragusa il premio si conferma ormai da anni, una continuità dice molto sul lavoro svolto dagli amministratori locali. Le imprese agricole iblee fanno la loro parte ogni giorno, custodendo un paesaggio che è anche un fattore di competitività”.

Il programma Spighe Verdi è nato nel 2015 dalla collaborazione tra Confagricoltura e FEE Italia, la stessa fondazione che assegna la Bandiera Blu alle località costiere. L’undicesima edizione, proclamata il 25 giugno scorso a Roma nella sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha premiato 97 comuni in quindici regioni: erano 90 nel 2025, con dieci nuovi ingressi e tre mancate conferme. Il Piemonte guida la graduatoria nazionale con 22 riconoscimenti; in Sicilia la Spiga Verde è andata a Modica, Ragusa e Vittoria.

La valutazione si basa su un set di indicatori condiviso tra FEE e Confagricoltura ed è affidata a una commissione di cui fanno parte, tra gli altri, il Ministero dell’Agricoltura, il Ministero del Turismo, il CNR e l’ISPRA. Tra gli ambiti esaminati figurano la partecipazione pubblica, l’uso del suolo, la presenza di produzioni agricole tipiche, la sostenibilità e l’innovazione in agricoltura, la gestione dei rifiuti, la tutela delle aree naturalistiche e la qualità dell’offerta turistica.

La scelta di San Giacomo non è casuale. La frazione, distribuita sui monti Iblei lungo la direttrice Modica-Giarratana, ospita da diversi anni la bandiera delle Spighe Verdi ed è il luogo che meglio rappresenta la vocazione agricola del territorio comunale: pascoli, muretti a secco e aziende zootecniche che alimentano le filiere DOP e IGP dell’area iblea.

 

Ragusa, 9 settembre 2026

 

L’addetto stampa

Bartolo Lorefice

 

 

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Nuova PAC: il settore apistico nazionale invoca un sostegno accoppiato al reddito

Un intervento specifico di sostegno accoppiato al reddito a favore dell’apicoltura, con una dotazione finanziaria adeguata e in grado di produrre un effettivo impatto sul reddito delle imprese.

E’ quanto hanno chiesto la Federazione Apicoltori Italiani (FAI), Miele in Cooperativa (MIC) e l’Unione Nazionale Associazioni degli Apicoltori Italiani (UNAAPI) in una nota congiunta trasmessa al Dipartimento della Politica agricola comune e dello Sviluppo rurale del MASAF.

La proposta offre già una base giuridica chiara, frutto anche di un intenso lavoro delle rappresentanze apistiche che l’hanno a più riprese sollecitata sia in sede comunitaria, sia in sede nazionale: gli Stati membri possono infatti avvalersi di uno specifico intervento a sostegno degli agricoltori operanti in specifici settori, prodotti o tipologie di agricoltura che “si trovano in difficoltà e sono importanti per motivi socioeconomici o ambientali”. La stessa disposizione prevede che il sostegno assuma la forma di un pagamento annuale e, soprattutto, include espressamente i prodotti dell’apicoltura tra i settori ai quali può essere destinato il sostegno basato sugli animali. Una richiesta, quella invocata dalle tre sigle, che appare pienamente coerente con le attuali condizioni dell’apicoltura italiana.

Il settore è infatti sottoposto a una crescente compressione dei margini economici determinata, in misura rilevante, da fattori estranei alla capacità tecnica e imprenditoriale dell’apicoltore: eventi climatici estremi e sempre più frequenti, siccità e gelate, alterazione della durata e della successione delle fioriture, riduzione delle disponibilità nettarifere, degrado degli ecosistemi, incremento dei costi di produzione e di movimentazione degli alveari e crescenti pressioni di mercato che troppo spesso si traducono in una vera e propria concorrenza sleale. Tali fenomeni stanno determinando, in Italia come in altri Paesi UE, drastiche contrazioni delle produzioni e dei ricavi (con oscillazioni tra il 25% e il 50%) a fronte della permanenza di elevati costi fissi necessari al mantenimento del patrimonio apistico.

Il sostegno accoppiato rappresenterebbe dunque – secondo le Organizzazioni apistiche maggiormente rappresentative – un vero strumento strutturale, di carattere economico, per la compensazione e la stabilizzazione del reddito, capace di salvaguardare la continuità delle imprese, il patrimonio apistico nazionale e le fondamentali funzioni – agro-ambientali ed ecosistemiche – da esso assicurate.

Una proposta, quella invocata dagli apicoltori italiani, che introduce elementi innovativi e di concreta tutela delle aziende apistiche ad indirizzo economico che corrono i maggiori rischi di sopravvivenza nel perdurare delle criticità emergenti e ormai non più straordinarie, ma strutturali.

Clicca qui per leggere la Proposta_condivisa_Nuova_PAC_Apicoltura

 

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L’impatto del caldo estremo sull’agricoltura: serve un chiaro indirizzo politico da parte dell’UE

Giansanti con il COPA-COGECA da Hansen con un’analisi puntuale della situazione in Europa

In vista del prossimo Agrifish a Dublino, i rappresentanti del Copa-Cogeca dei Paesi maggiormente colpiti da fenomeni meteorologici estremi durante l’estate in corso hanno evidenziato al commissario Christophe Hansen e al ministro Martin Heydon (in rappresentanza della presidenza irlandese) il diffuso deterioramento dell’agricoltura europea.

Da un’analisi del Copa-Cogeca, i Paesi maggiormente colpiti sono quelli a sud, centro e ovest. Slovenia, Austria, Francia e Italia segnalano le conseguenze più gravi. Danni significativi a livello regionale sono stati, inoltre, registrati in Spagna, Ungheria, Germania, Croazia, Repubblica Ceca, Irlanda e Romania.

Danneggiate soprattutto le colture erbacee: cereali, mais e semi oleosi. Per quanto riguarda il mais, ad esempio, la Slovenia ha registrato perdite del 50-70%, la Francia del 40% e l’Italia del 20-25%, con picchi fino al 70% in alcune aree non irrigue. Anche patate, barbabietole da zucchero e ortaggi hanno accusato un duro colpo, soprattutto nelle zone meno irrigate. Frutta, uva e olive hanno subito stress da calore, scottature solari, caduta precoce e una riduzione delle dimensioni e della qualità dei prodotti, con conseguenze particolarmente gravi segnalate in Croazia, Italia, Slovenia e Spagna. In Croazia la produzione di frutta, e di uva in particolare, è stimata in calo di circa il 30%, mentre oltre il 90% degli uliveti non dispone di irrigazione.

Anche la zootecnia è sottoposta a una pressione crescente. La riduzione della disponibilità di pascoli e foraggi ha determinato un forte calo della produzione di fieno, con perdite che raggiungono almeno il 50% in Ungheria e il 30-90% nelle aree colpite della Germania. Anche Francia, Slovenia, Spagna e Irlanda segnalano significative carenze di mangimi.

In alcune zone (Italia compresa), la produzione di latte è già diminuita tra il 10% e il 15%, mentre sono stati registrati impatti negativi anche sul benessere animale. La necessità di acquistare mangimi sta aumentando i costi di produzione, alimentando preoccupazioni per il prossimo inverno.

Questa crisi climatica, che si aggiunge alla già esistente crisi dei fattori produttivi e ai forti aumenti dei costi dei fertilizzanti e dell’energia, non rappresenta più soltanto una questione legata al raccolto di quest’estate; sta, infatti, generando rischi produttivi, economici, inflazionistici e di sicurezza alimentare che si protrarranno nei prossimi mesi.

Al momento le risposte a questa situazione sono limitate e prevalentemente di carattere nazionale o regionale. I vertici del Copa-Cogeca ritengono tali misure insufficienti, considerata la dimensione europea e l’ampia diffusione geografica degli impatti. Chiedono, pertanto, una risposta più incisiva e rapida da parte dell’Unione Europea con raggi di azione nel breve, medio e lungo periodo. Servono: un immediato sostegno alla liquidità delle imprese agricole, un utilizzo più flessibile degli strumenti della PAC, più coordinamento a livello europeo e maggiori investimenti per adattarsi al cambiamento climatico (varietà più resilienti, gestione delle risorse idriche, infrastrutture per l’irrigazione e strumenti più efficaci di gestione del rischio).

Nel medio periodo, l’auspicio è che l’Europa possa superare i vincoli strutturali che limitano la capacità degli agricoltori di adattarsi. Servirebbero: interventi sulle Direttive Nitrati, la sospensione del CBAM e l’attuazione dell’Omnibus Food and Feed al fine di snellire la burocrazia per agevolare soluzioni concrete, compreso un più semplice accesso a prodotti fitosanitari efficaci.

Quest’estate ha reso evidente che gli eventi meteorologici estremi non sono più fenomeni eccezionali. L’agricoltura europea ha bisogno di un chiaro indirizzo politico di lungo periodo e di risorse finanziarie adeguate a costruire la propria resilienza. La futura PAC e l’OCM, insieme al Fondo europeo per la competitività, devono garantire la capacità di investimento necessaria per l’adattamento, l’innovazione, la gestione delle risorse idriche e la gestione del rischio.

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Stop all’import di carni dal Brasile nell’UE, Confagricoltura: accolte le segnalazioni di mancanza di reciprocità degli standard produttivi

Il 3 settembre entra in vigore il divieto, per il Brasile, di esportare nell’Unione europea diversi prodotti agroalimentari di origine animale. Lo stop riguarda in particolare bovini, equini, pollame, uova, prodotti dell’acquacoltura, miele e budella.

La decisione della Commissione UE entra in vigore ufficialmente, accogliendo le segnalazioni di numerosi Stati membri e della stessa Confagricoltura, che aveva evidenziato la grande disparità delle regole di produzione tra il Brasile e l’Unione europea. Nel Paese sudamericano, infatti, si fa un uso di antimicrobici e ormoni della crescita negli allevamenti ben al di fuori degli standard europei. I nostri allevamenti, invece, sono soggetti a norme attente non solo al benessere animale, ma anche alla tracciabilità della filiera, alla salubrità del prodotto finale e alla trasparenza di ogni fase di produzione e macellazione.

In sostanza, non è rispettato il principio di reciprocità degli standard nello scambio commerciale. Dall’entrata in vigore dell’accordo Mercosur il 1° maggio scorso, si sono verificati casi di inadeguatezza delle importazioni dal Brasile, leader mondiale nella produzione di carne bovina.

Nei primi sei mesi del 2026 il Brasile – aggiunge Confagricoltura – è l’unico Paese che ha aumentato l’export verso l’Ue, mentre è calato quello degli altri “top exporter”.

E’ importante – conclude Confagricoltura – che venga tutelato il principio di reciprocità a tutela della salute dei consumatori e della competitività delle imprese agricole europee.

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