Pac, Confagricoltura: si prenda atto dei rischi messi in luce anche dalla Corte dei Conti europea

 Il parere odierno della Corte dei Conti europea relativo al budget e all’impalcatura della nuova Pac evidenzia le stesse perplessità già espresse da Confagricoltura: la complessità della prossima programmazione rischia di creare incertezza, ritardare l’erogazione dei fondi e compromettere l’obiettivo di semplificazione. Di fatto significa non raggiungere gli obiettivi stessi della politica agricola comune.

La struttura del Fondo Unico, inoltre, minaccia l’ordinata programmazione degli interventi, così come l’affidamento agli Stati membri della possibilità di finanziare la Pac mette a rischio l’omogeneità e lo spirito comune della politica agricola. Il fatto che i governi possano decidere di destinare o meno, al di fuori della “riserva agricola garantita” una consistente quota di risorse al settore primario o ad altri àmbiti – sottolinea Confagricoltura – crea una conseguente potenziale disparità nella capacità competitiva delle imprese agricole nell’ambito stesso dell’Ue.

E’ invece indispensabile che si garantisca una politica agricola adeguata alle sfide a cui gli agricoltori sono chiamati. Non è un caso – aggiunge Palazzo della Valle – che anche la Corte dei Conti abbia oggi evidenziato che la maggiore flessibilità per i Paesi nella gestione delle risorse “non dovrebbe compromettere gli obiettivi comuni della Pac, ad iniziare da un reddito equo per gli agricoltori, la sicurezza alimentare e la tutela dell’ambiente”.

Confagricoltura auspica quindi che il parere odierno porti i colegislatori a riflettere su queste preoccupazioni messe in luce anche dalla Corte dei Conti europea e ad adattare la proposta della Commissione recependo i suggerimenti necessari a contrastare i rischi enunciati.

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Ortofrutta italiana protagonista a Berlino con Confagricoltura a Fruit Logistica, dal 4 al 6 febbraio

Confagricoltura torna a Fruit Logistica, tra le più importanti fiere dellortofrutta a livello internazionale, in programma dal 4 al 6 febbraio a Berlino.

La presenza confederale si articola su più fronti: in un ampio spazio espositivo Hall 4.2 (stand A-02), nella partecipazione all’organizzazione dell’evento all’Ambasciata, riservato agli operatori del settore il giorno dell’inaugurazione, e in una diffusa e qualificata attività di business alla Messe Berlin da parte delle numerose imprese associate.

Nello spazio espositivo della Confederazione nei tre giorni della manifestazione è previsto un ricco calendario di dibattiti e presentazioni di progetti di interesse per il settore ortofrutticolo. Le Unioni di Salerno e di Latina, che animano di consueto la presenza a Berlino, si confermano anche quest’anno promotrici di incontri di approfondimento e di confronto per il comparto.

A questi si aggiunge anche una panoramica internazionale di grande attualità proposta dall’azienda SIPO e dall’Unione di Rimini.

Il primo giorno della fiera coincide dal 2013 con la serata-evento istituzionale organizzata da Confagricoltura in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia e FruitImprese, e recentemente anche con le altre associazioni agricole. Alla presenza dell’ambasciatore e del ministro dell’Agricoltura, quest’anno il programma prevede una tavola rotonda dal titolo Il settore ortofrutticolo tra incertezze dei mercati e sfide regolatorie” che verrà introdotta da Matthias Geuder (Eurogroup-Gruppo Rewe) e vedrà la partecipazione del presidente di Confagricoltura e del COPA Massimiliano Giansanti e dei rappresentanti delle altre organizzazioni promotrici. Coordinatrice del talk la giornalista corrispondente italiana a Berlino per la Rai, Barbara Gruden.

Il settore ortofrutticolo è uno dei più rilevanti della nostra agricoltura, con un valore che sfiora i 17 miliardi di euro nel 2015 soltanto con il comparto del fresco, senza i trasformati. Rappresenta quindi circa un quarto del totale della produzione agricola nazionale, nonostante un lieve calo rispetto al 2024 dovuto all’andamento climatico (-2,4%).

L’Italia si conferma leader europeo nella produzione di kiwi, uva da tavola, nocciole (nonostante il drastico calo produttivo del 2025), pomodoro da industria, e seconda per arance e pesche nettarine.

Per quanto riguarda il commercio estero, lanalisi dei primi dieci mesi dellanno 2025 (ultimi dati disponibili), evidenzia che il totale delle esportazioni del settore agroalimentare nel periodo cumulato ha totalizzato oltre 60 miliardi di euro (+5,4% rispetto allanalogo periodo del 2024) e lortofrutta, fresca e trasformata, con oltre 10 miliardi di euro (+6,1% rispetto anno precedente) si conferma comparto di punta dellexport nazionale. La Germania rimane il nostro primo mercato di sbocco.

Rispetto al 2024 aumentano anche le importazioni, del 12,8%.

PROGRAMMA CONFAGRICOLTURA FRUIT LOGISTICA 2026

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Incontro a Palazzo della Valle tra la Presidente del Parlamento UE, Metsola, e il Presidente di Confagricoltura, Giansanti

Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha ricevuto oggi a Palazzo della Valle la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, in visita a Roma. Un incontro cordiale che ha ovviamente avuto come fil rouge l’Europa e gli argomenti di maggiore attualità: la PAC, il commercio internazionale e i dossier agricoli in discussione all’Europarlamento. All’incontro era presente anche il direttore generale della Confederazione, Roberto Caponi.

Confagricoltura ha ribadito la contrarietà rispetto alla proposta di Pac post 2027 e di Quadro finanziario pluriennale europeo. Nella prossima plenaria di novembre il Parlamento dovrebbe discutere del budget e di una possibile mozione per votare contro la proposta della Commissione se questa non rivedrà la struttura in primis dei fondi settoriali. Confagricoltura auspica che i gruppi politici restino coerenti con le posizioni espresse anche in occasione della recente mobilitazione del 21 ottobre scorso a Strasburgo, guidata dal Copa-Cogeca.

Sul fronte del commercio internazionale le preoccupazioni del mondo agricolo si concentrano anche sull’accordo con i Paesi del Mercosur. Confagricoltura ritiene che il nodo principale sia rappresentato dalla mancanza di reciprocità tra le regole di produzione dei Paesi Ue e quelle seguite dai Paesi del Mercosur. “Il meccanismo di salvaguardia proposto nelle scorse settimane dalla Commissione – ha ribadito Giansanti – non sarà sicuramente in grado di proteggere le nostre produzioni”.

Preoccupazioni sono state espresse anche in merito al trattato con l’Australia, in particolare per gli effetti sui comparti delle carni bovine e ovine, zucchero e riso.

Sulla recente revisione dell’Articolo 29 del trattato tra Unione Europea e Ucraina (DCFTA) il rischio è di un aumento vertiginoso delle quote tariffarie per prodotti chiave per il nostro settore primario. In particolare, per lo zucchero (+398%), miele (+483%), uova (+200%) e pollame (+33%), e cereali (+54%). Cifre che rischiano di deprimere i prezzi e la competitività dei nostri agricoltori che sostengono costi di produzione superiori, dovuti al rispetto delle rigorose normative europee. La clausola di salvaguardia introdotta è considerata inefficace, perché non automatica e priva di criteri chiari di attivazione; sarebbe opportuno un monitoraggio automatico delle importazioni e soglie oggettive per l’attivazione immediata delle misure di protezione. Anche perché l’allineamento degli standard produttivi ucraini su benessere animale e fitosanitari è rinviato al 2028, creando concorrenza sleale per anni.

Riguardo al Regolamento Deforestazione (Eudr), Confagricoltura ha chiesto alla presidente dell’Europarlamento che la recente proposta della Commissione di posticipare l’entrata in vigore del nuovo regolamento al 30 dicembre 2026 venga applicata non solo le piccole e medie imprese ma a tutte, a prescindere dalle dimensioni. Riguardo ai contenuti del Regolamento Eudr, la Confederazione ha anche chiesto l’introduzione di una quarta categoria di Paesi, quella “a rischio insignificante”, per permettere al settore agroforestale di prepararsi all’arrivo dei nuovi oneri autorizzatori e finanziari previsti.

Importanti anche il negoziato in corso per la modifica del regolamento sul Sistema di Preferenze Generalizzate (SPG) che prevede agevolazioni per i Paesi in via di sviluppo, e il sistema di approvvigionamento di fertilizzanti che al momento presenta ostacoli normativi ancora da superare. Nonostante l’attuale situazione di quasi stabilità, l’introduzione del Meccanismo di Regolamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM) a partire dal 1° gennaio 2026 rischia di compromettere questa situazione, generando aumenti significativi dei prezzi e incertezza nella disponibilità di fertilizzanti. Il CBAM comporta inoltre gravi rischi di approvvigionamento, poiché circa il 30% dei fertilizzanti azotati utilizzati nell’UE è importato e mancano ancora elementi chiave per calcolare il costo effettivo, come il benchmark e il prezzo della CO2 all’importazione. È quindi essenziale che l’implementazione del CBAM sui fertilizzanti sia posticipata finché benchmark e sistemi di acquisto saranno pienamente operativi, e che si consideri l’esenzione dei fertilizzanti dal meccanismo, dato il loro ruolo critico nella sicurezza alimentare e nella produzione agricola.

Urgente anche l’approvazione del “pacchetto semplificazione” della Pac, ora ai triloghi.

Infine, il “pacchetto vino” presentato dalla Commissione e ora in discussione al Parlamento Ue. Confagricoltura chiede l’approvazione di tutti quegli interventi positivi per il settore, quindi la promozione, l’allargamento degli aiuti per misure di enoturismo alle singole imprese agricole e la definizione di vini dealcolati.

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Confagricoltura: Soddisfazione per la posizione dei gruppi della “maggioranza Ursula” sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale

Giansanti: “Un risultato frutto anche delle azioni messe in campo dalla Confederazione”

Confagricoltura accoglie con soddisfazione la posizione espressa dai presidenti dei gruppi PPE, S&D, Renew Europe e Verdi del Parlamento europeo – i partiti della cosiddetta “maggioranza Ursula” – che con una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno chiesto di modificare la proposta sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) post-2027, ponendo tale revisione come condizione per l’avvio dei negoziati.

Già nel corso dell’estate, Confagricoltura aveva espresso forti riserve sulla decisione di dar vita a un Fondo Unico, sottolineando come tale impostazione comportasse una riduzione significativa delle risorse destinate alla Politica Agricola Comune.

“La missiva indirizzata alla presidente della Commissione è anche un risultato tangibile dell’azione messa in atto in queste settimane da parte della Confederazione e dei tanti agricoltori che hanno deciso di opporsi, in maniera netta ed evidente, alla proposta avanzata dalla presidente von der Leyen” ha commentato il presidente Massimiliano Giansanti. “Ricordo a questo riguardo la manifestazione dello scorso 16 luglio a Bruxelles”.

Confagricoltura ribadisce che è necessario archiviare l’attuale proposta di riforma della PAC, superando l’idea del Fondo Unico, che determinerebbe la soppressione dei due storici strumenti di finanziamento della politica agricola europea – il Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA) e il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) – con conseguenze negative sulla competitività del settore e sulla stabilità delle aree rurali europee.

Come evidenziato nella lettera dei presidenti dei gruppi parlamentari, la Commissione deve inoltre garantire un pieno coinvolgimento del Parlamento europeo nel processo di approvazione e modifica dei Piani Nazionali degli Stati membri, attraverso atti delegati, e nelle decisioni relative alla programmazione delle risorse flessibili e agli adeguamenti legati a nuove esigenze o priorità.

Confagricoltura condivide l’impostazione indicata dai gruppi della “maggioranza Ursula”, che riconoscono il ruolo centrale dell’agricoltura nelle politiche comunitarie e la necessità di preservare una gestione realmente condivisa delle risorse europee. È indispensabile che la nuova PAC resti fondata sui principi di competitività, sostenibilità e coesione territoriale, valorizzando il contributo degli agricoltori alla crescita e alla sicurezza alimentare dell’Unione.

 

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Rimodulazione Pnrr, via 1 miliardo dalle Comunità energetiche. Gherardi: “Un’occasione per i territori, ConfagriCer lo dimostra”

Per la rimodulazione delle risorse delle ultime due rate del Recovery (41,2 miliardi), il governo ha chiesto a Bruxelles di poter usare le risorse che non verranno utilizzate entro i termini su altri obiettivi del Pnrr con scadenze oltre il 2026. In questa richiesta rientrano anche i bandi delle Comunità energetiche rinnovabili che scadranno il 30 novembre prossimo.

Per le Cer, Palazzo Chigi ha chiesto l’autorizzazione di riallocare 1 miliardo dei complessivi 1,6 di finanziamento. La scelta di Roma è “una doccia fredda” per Nicola Gherardi, imprenditore agricolo ferrarese (tra i primi ad investire nella diversificazione della propria attività con la produzione di energia) e presidente del primo progetto di comunità energetica italiana in ambito agricolo, ConfagriCer.

Presidente cosa ne pensa delle ultime novità relative alla modulazione del Pnrr?

Siamo consapevoli che le domande di partecipazione ai bandi per la costituzione delle Cer sono tutt’oggi poche rispetto alla disponibilità finanziaria della misura. Ma questo è anche dovuto alle diverse modifiche che hanno subito tra maggio e giugno scorsi. Modifiche positive – come l’estensione dei contributi a fondo perduto per la realizzazione degli impianti ai comuni fino a 50.000 abitanti -, ma che hanno richiesto un tempo di maturazione maggiore rispetto al previsto. Per questo motivo avevamo chiesto che, invece di prevedere lo spostamento di risorse, si posticipasse la scadenza di fine novembre. In questo senso, la scelta del governo rappresenta una doccia fredda.

La probabile riduzione delle risorse quanto mette a rischio lo sviluppo e la diffusione delle Comunità?

Di certo rischiamo di fare grandi passi in dietro. Depotenziare i finanziamenti a fondo perduto vuol dire allontanare l’interesse ad investire.

A che punto è il progetto ConfagriCer?

Non basta essere stati i primi, tra le sigle del settore agricolo, a sviluppare l’opportunità offerta anche dal Pnrr. Aspetto che ci è stato riconosciuto recentemente, con l’invito al convegno organizzato al Meeting di Rimini. Dobbiamo essere soprattutto capaci di mettere a terra i progetti che abbiamo in mente. Nelle ultime settimane si è riunito il consiglio di amministrazione di ConfagriCer per discutere le prime domande di adesione.

Ne sono arrivate una quindicina, tra cui quella di un’importante azienda del settore agroalimentare della provincia di Mantova. Una provincia che si conferma lungimirante e che dimostra ancora una volta di avere voglia di investire nell’innovazione del settore energetico: non solo nell’ambito delle fonti rinnovabili, pensiamo al biometano. L’attenzione di quel territorio è rivolta anche alle nuove formule di produzione e autoconsumo diffuso dell’energia. Il successo del recente incontro pubblico che abbiamo avuto a Mantova città, ne è la dimostrazione.

State guardando anche ad altri territori?

Certo. Questa prima esperienza sta facendo da apripista. L’aspirazione è di guardare a tutto il territorio nazionale. La struttura di ConfagriCer sta già incontrando i settori produttivi e le comunità di altre regioni grazie al ponte che creano le strutture territoriali di Confagricoltura. Abbiamo avuto incontri con le unioni provinciali e le federazioni della Puglia, della Sicilia, del Lazio, del Marche, dell’Emilia Romagna e al Nord Est, a Rovigo.

Come associazione di categoria, stiamo seguendo un percorso  interno che coinvolge anche i soggetti pubblici: amministrazioni locali, comitati e associazioni. Non dimentichiamoci che una percentuale delle risorse destinate alle Cer deve arrivare alle realtà del terzo settore. Questo perché devono essere espressione di condivisione, non solo di energia ma anche di valori, sociali e ambientali.

Da una parte i produttori di energia, dall’altra chi la consuma.

Sì. Il ruolo dei cittadini è fondamentale. Personalmente, nella veste di imprenditore agricolo, mi è già chiaro da tempo, avendo aderito ad una Comunità energetica prima dei bandi finanziati dalla Comunità europea. Ma adesso, il sostegno del Pnrr rende la formula ancora più appetibile, anche per i singoli cittadini. E i feedback che stiamo registrando testimoniano che l’idea è convincente.

Se da una parte il mondo produttivo ha accesso ad un finanziamento a fondo perduto del 40% per i costi degli impianti di produzione di energia, dall’altro i cittadini si vedono riconosciuto sul proprio conto in banca un beneficio economico concreto pari al 30% del contributo che la comunità energetica riceve per ogni kilowatt-ora condiviso.

Quali saranno i passi successivi alla fase interlocutoria?

Abbiamo realizzato uno statuto e definito il regolamento interno della Cer. Siamo nella fase in cui i produttori e i consumatori stanno aderendo alla Comunità energetica. L’aspirazione è quella di produrre abbastanza energia da poter diventare interlocutori preferenziali anche dei grandi gruppi energetici.

Si tratta di una grande opportunità per il Sistema Paese di affiancare alla tradizionale produzione e vendita di energia, un sistema dal basso che vede, da una parte imprese e cittadini soggetti attivi e dall’altra una reta energetica nazionale più sicura, stabile e, quindi, meno soggetta a problemi di approvvigionamento.

 

L’articolo è presente su Mondo Agricolo di settembre, la rivista dell’agricoltura

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Dazi, Giansanti (Confagricoltura): “Colpiti i nostri settori di punta. Serve una risposta unitaria e decisa dell’Europa”

“Come Italia usciamo sicuramente penalizzati dall’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti, in particolar modo per quanto riguarda i prodotti di fascia media: penso ad alcuni vini, all’olio d’oliva, alla pasta e ai sughi pronti.” Lo ha dichiarato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, intervenuto alla trasmissione di Rai Uno Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa, e andata in onda mercoledì sera subito dopo l’annuncio ufficiale del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dell’introduzione di dazi del 20% sui prodotti provenienti dall’Unione europea.

“La risposta – ha aggiunto Giansanti – non può che essere unitaria, europea, convinta, come annunciato dalla presidente von der Leyen nella conferenza di stamane. Fondamentali le misure previste per sostenere i settori più colpiti. Non dimentichiamo, infatti, che rischiamo anche un massiccio riversamento di prodotti da altri Paesi che subiranno le tariffe americane, per esempio la Cina”.

In linea con quanto dichiarato dalla presidente von der Leyen nella prima mattina di oggi, Confagricoltura ribadisce la necessità di un’azione dell’Unione tempestiva e coesa per salvaguardare la competitività del sistema agroalimentare, italiano ed europeo, sui mercati internazionali.

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Europa, Giansanti (Confagricoltura) alla premier Meloni: “No al Fondo Unico. La PAC deve restare una politica centrale dell’Unione”

Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha scritto alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per esprimere forte contrarietà all’eventuale proposta di un Fondo Unico nazionale per il finanziamento delle misure che attualmente rientrano nella PAC, nei fondi di coesione e altri fondi diretti europei.

“Questa proposta – evidenzia Giansanti – non solo creerebbe disparità nell’allocazione delle risorse tra gli Stati, ma metterebbe a rischio l’intero sistema della politica agricola europea e del mercato unico”.

La lettera è stata recapitata alla premier in occasione del Consiglio europeo, in corso oggi e domani a Bruxelles.

“La riassegnazione dei finanziamenti UE in un Fondo Unico – spiega il presidente di Confagricoltura – comporterebbe l’eliminazione degli storici strumenti di finanziamento della PAC, ovvero il fondo europeo agricolo di garanzia e il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, minacciando la competitività dell’agricoltura e della stabilità delle zone rurali europee”.

Una scelta in questa direzione, insomma, rappresenterebbe un cambiamento radicale nella governance finanziaria dell’UE e avrebbe conseguenze gravissime sull’agricoltura. Da sempre il mondo agricolo chiede, invece, un aumento di bilancio per il settore e un adeguamento dei premi per rispondere alle esigenze che emergono con forza dall’attuale contesto caratterizzato da instabilità geopolitica e incertezza economica.

“E’ invece necessario che l’agricoltura continui a rimanere una politica unionale che non rientri nel Fondo Unico. Un’Europa forte e sicura – conclude Giansanti – non può prescindere da un settore agricolo solido e competitivo, supportato da un bilancio adeguato e mirato, fondamentale per il futuro del nostro Paese, in primis, e dell’Europa in generale”.

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Giansanti (Confagricoltura): importanti le parole di Meloni su Mercosur, necessaria reciprocità per tutelare produzioni Made in Italy

Confagricoltura plaude all’intervento del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sull’accordo Mercosur, che sottolinea la necessità di garantire reciprocità negli scambi commerciali affinché siano equi.

“Da subito Confagricoltura si è opposta all’attuale formulazione dell’accordo. Senza garanzie di reciprocità, infatti, le carni bovine, il pollame, il riso, il mais e lo zucchero italiani, già messi a dura prova dalle produzioni ucraine a dazio zero, subirebbero l’impatto disastroso delle importazioni dal Sud America. Le parole pronunciate oggi dal Premier Meloni ci fanno ben sperare. Confidiamo che si vada verso una negoziazione che difenda la qualità dei prodotti made in Italy e tuteli il reddito delle nostre imprese. Auspichiamo il medesimo approccio alle negoziazioni in corso con India e Thailandia, che rischiano di mettere in difficoltà gli stessi comparti interessati dal Mercosur”, ha concluso Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura.

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Zootecnia, è emergenza. Confagricoltura chiede l’attivazione della riserva di crisi UE. Lunedì a Bruxelles il primo Agrifish sotto la presidenza polacca

Attivare la riserva di crisi unionale che permetterebbe, con l’aiuto delle risorse europee, di affrontare la grave crisi del settore zootecnico. E’ quanto propone Confagricoltura, che ha scritto al ministro Lollobrigida per sollecitare un suo intervento in questa direzione.

La zootecnia italiana sta infatti affrontando una crisi senza precedenti a causa del diffondersi inarrestabile di diverse epizoozie e del proliferare della fauna selvatica. I dati relativi all’influenza aviaria sono allarmanti: secondo il bollettino epidemiologico nazionale veterinario, solo nei mesi di dicembre 2024 e metà gennaio 2025 sono stati abbattuti oltre 1.700.000 animali tra tacchini, polli e galline, con un incremento significativo rispetto ai periodi precedenti. I focolai confermati nello stesso periodo sono arrivati ormai a 51 nel domestico e a 77 nel selvatico, con un tasso di crescita che sta accelerando.

Per il comparto suinicolo – aggiunge Confagricoltura – stanno partendo le procedure per la liquidazione dei danni indiretti subiti dagli allevatori per il periodo 1° dicembre 2023-30 novembre 2024, con un plafond che potrebbe rivelarsi insufficiente rispetto al fabbisogno.

A rendere ancora più complessa la situazione è la conferma della presenza dell’afta epizootica, virus ad altissima morbilità, in campioni prelevati da alcuni bufali presenti in un allevamento tedesco nel Brandeburgo e per cui si auspica la messa in atto di tutte le misure possibili per evitare il diffondersi della patologia.

Nonostante il forte impegno del ministro Lollobrigida nel reperire le risorse stanziate, la gravità della situazione supera le capacità finanziarie di intervento attualmente disponibili – evidenzia Confagricoltura – rendendo impossibile garantire un adeguato indennizzo  ai produttori colpiti. Per fronteggiare l’emergenza sanitaria l’istituzione di un fondo nazionale per le emergenze zootecniche che possa attingere al cofinanziamento comunitario, come già avvenuto in passato per l’aviaria, aumenterebbe la leva finanziaria degli interventi compensativi.

Lunedì prossimo, 27 gennaio, il presidente di Confagricoltura Giansanti, nel ruolo di presidente del COPA, sarà a Bruxelles alla prima riunione del Consiglio Agricoltura e Pesca (Agrifish) sotto la neo presidenza polacca che presenterà il suo programma di lavoro e le sue principali priorità per il settore primario nel prossimo semestre. Sarà anche l’occasione per tornare sulla questione, che per l’Italia è una vera emergenza.

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Congratulazioni a von der Leyen: Confagricoltura auspica una transizione verde fatta con gli agricoltori. Pronti a lavoro congiunto

Confagricoltura si complimenta con la Presidente Ursula von der Leyen per la rielezione.

L’auspicio è che l’agricoltura torni ad essere una colonna portante dell’Unione e che la Presidente resti favorevole a una transizione verde costruita insieme agli agricoltori.

Palazzo della Valle esprime soddisfazione per alcuni passaggi del discorso pronunciato stamattina alla plenaria del Parlamento europeo; in particolare, per il riferimento a un’Europa che “sostiene i cittadini e le imprese, improntata al pragmatismo, dove prosperità e competitività sono i driver principali di sviluppo”. La Confederazione, infatti, come ampiamente affermato durante la recente Assemblea Estiva a Palazzo Mezzanotte (Milano), ribadisce l’urgenza di sostenere la produttività degli agricoltori, puntando quindi sulla sostenibilità economica e sociale, oltre che su quella ambientale. Fondamentale la tutela del reddito degli agricoltori e del rafforzamento della catena del valore lungo la filiera agroalimentare.

Ottimo, a questo proposito, il rimando di von der Leyen alla necessità di diminuire la burocrazia e aumentare gli incentivi all’impresa, oltre che il passaggio su una dotazione maggiore al bilancio dell’UE. Al riguardo, l’auspicio di Confagricoltura è che possa aumentare anche il bilancio destinato all’agricoltura che attualmente corrisponde solo allo 0,33% del PIL degli Stati membri.

La Presidente ha anche segnalato la necessità, per l’agricoltura e per l’industria, di “investire su tecnologie digitali e strategiche, ma anche sulle competenze delle persone”. Confagricoltura è pronta a lavorare in maniera congiunta in questa direzione, adoperandosi da sempre per accompagnare le imprese agricole verso una transizione digitale che ne aumenti la competitività e le doti degli strumenti necessari per fare fronte alle sfide contemporanee. Per far questo, sottolinea la Confederazione, bisogna favorire l’accesso delle imprese alle innovazioni che, oltretutto, sono le migliori alleate per il raggiungimento della carbon neutrality.

Sempre in relazione al Green Deal e agli obiettivi di sostenibilità ambientale, Confagricoltura sottolinea l’importanza della reciprocità negli scambi con i Paesi terzi, affinché i prodotti importati nel mercato europeo rispettino i parametri di sicurezza e qualità adottati dall’Unione.

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