Olio, Confagricoltura: bene i controlli. Valorizzare il prodotto italiano e garantire liquidità alle imprese
Favorire la liquidità delle imprese e insistere sulla valorizzazione del prodotto italiano in Italia e all’estero promuovendone il consumo e contribuendo concretamente alla ripresa del mercato.
Queste le principali direttrici proposte dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, al tavolo di settore convocato ieri al Masaf, nell’ambito delle riunioni indette per affrontare la crisi del comparto olio.
Sul fronte economico, Confagricoltura ha ribadito la necessità di strumenti di accesso e sostegno al credito per le imprese, attivando misure fiscali utili alla liquidità aziendale e alla tenuta economica del settore.
L’olio di oliva italiano resta in difficoltà, soprattutto a causa di fattori esterni che frenano il mercato. Il prodotto fatica a trovare un’adeguata collocazione, con ricadute sempre più pesanti sulla tenuta economica delle aziende olivicole.
“Bene l’impegno del governo e l’attività di controllo per le verifiche sulle importazioni e sulle miscele comunitarie ed extracomunitarie, come avevamo sollecitato, perché – ha ribadito Giansanti – è importante garantire trasparenza nei confronti del consumatore”.
Giunta Confagricoltura: a rischio filiere identitarie del sistema agricolo nazionale
Urgono misure risolutive non più rinviabili”
La Giunta esecutiva di Confagricoltura, riunita a Palazzo della Valle, dopo un’attenta analisi rivolta ai comparti-chiave del nostro sistema agricolo, ha registrato forti criticità per produzioni identitarie del made in Italy. La situazione è insostenibile per le imprese agricole che affrontano, contestualmente, un incremento medio dei costi, legato alla situazione internazionale drasticamente peggiorata negli ultimi tempi (ad aprile, produrre riso e frumento è costato circa l’11 per cento in più; +7,4 per cento per l’olivicoltura). Dall’incontro sono emerse proposte concrete alle istituzioni per interventi mirati.
Di seguito si riportano i principali rilevamenti. Le quotazioni del grano duro, negli ultimi anni, si sono dimezzate. Alla Commissione Unica Nazionale, il prezzo medio si è ridotto costantemente, tanto che quello del frumento duro “fino” – ossia il raccolto di fascia medio-alta destinato alla produzione di semola di qualità – è sceso di quasi il 50 per cento rispetto a quattro campagne fa. Per quanto riguarda il risone, il prezzo è crollato repentinamente nell’ultima campagna. Le principali varietà da risotto – Carnaroli, Arborio e Volano – nel mese corrente registrano una flessione ormai superiore al 33 per cento su base annua; con il Vialone Nano che a giugno è quotato oltre il 60 per cento in meno rispetto all’anno precedente. Le quotazioni dei suini da macello si collocano ormai stabilmente intorno al 20 per cento in meno rispetto agli ultimi due anni, non registrando l’inversione di tendenza che è indicata dai fondamentali di mercato. Infine, l’olio EVO negli ultimi 12 mesi è andato incontro a una riduzione delle quotazioni di più del 33 per cento, con tagli, in alcune situazioni specifiche, che raggiungono e superano il 50 per cento su base annua; il tutto aggravato da un “fermo” degli scambi che sta ulteriormente complicando la congiuntura di mercato.
“Questo grave deterioramento della ragione di scambio – commenta la Giunta nazionale di Confagricoltura – mette a repentaglio le produzioni agricole alla base di filiere strategiche per il sistema agroalimentare nazionale. Urgono misure risolutive non più rinviabili: sia interventi pubblici di politica agricola che intese di filiera tra operatori, che attenuino i gravi effetti di una dinamica di mercato che sta mettendo a serio rischio la fiducia e la tenuta delle imprese agricole di questi comparti”.
Confagricoltura proporrà alle istituzioni una serie di interventi. Per il grano duro, è essenziale valorizzare il prodotto nazionale aumentando il dettaglio dei Paesi di origine, nel caso della miscela, e la percentuale minima – oggi fissata al 50 per cento – che consente di indicare il principale Paese di provenienza. Riguardo al riso, è essenziale agire, anche a livello comunitario, per aumentare i controlli sanitari sulle importazioni, favorendo la reciprocità. Circa il mercato suinicolo, occorre un attento monitoraggio di tutte le possibili perturbazioni – come l’aumento delle importazioni e gli effetti delle malattie animali (es. Peste Suina Africana) – affinché si riflettano correttamente sulle quotazioni. Per il comparto olivicolo, è urgente il riconoscimento ufficiale dello stato di crisi e l’istituzione di un apposito fondo per finanziare misure specifiche, indirizzate a sostenere la liquidità, a coprire gli oneri creditizi e a promuovere il prodotto nazionale.
L’Arma dei Carabienieri e Confagricoltura insieme per la prevenzione ed il contrasto dei reati nel settore agricolo
L’Arma dei Carabinieri e Confagricoltura hanno sottoscritto oggi, presso la sede del Comando Generale, un protocollo d’intesa volto a rafforzare la legalità, la sicurezza e la tutela del lavoro nelle aree rurali del Paese.
A firmare l’accordo sono stati il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, e il Presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti.
L’intesa sancisce una collaborazione strutturata per la realizzazione di iniziative volte a:
- prevenire e contrastare i reati nei settori dell’agricoltura, dell’acquacoltura, dell’allevamento e della silvicoltura;
- difendere e valorizzare le produzioni agricole e forestali;
- migliorare le condizioni di lavoro delle categorie agricole;
- promuovere la cultura della legalità ambientale.
L’Arma dei Carabinieri, attraverso i suoi reparti specializzati, metterà a disposizione competenze e professionalità per partecipare a incontri formativi e divulgativi promossi da Confagricoltura.
Il protocollo, della durata triennale, si inserisce in un più ampio impegno comune per promuovere una cultura della legalità e del rispetto delle regole, contribuendo a rendere l’agricoltura italiana sempre più sicura, etica e sostenibile.
“Fare rete come strategia vincente per portare avanti la visione di sviluppo condivisa del territorio ibleo”
ULIBBO incoronato Italy Gold Digestive ai World Drinks Awards 2025. Confagricoltura: “Ambasciatore dell’eccellenza agroalimentare siciliana nel mondo”
ULIBBO, il pluripremiato liquore siciliano realizzato con foglie di ulivo e carrubo bio delle campagne ragusane, ha ottenuto martedì il prestigioso riconoscimento di “Italy Gold Digestive” ai World Drinks Awards 2025 che premiano le eccellenze dei distillati di tutto il mondo. La giuria internazionale, riunitasi a Norwich in Inghilterra e composta da stimati professionisti del settore, tra cui maestri distillatori, sommelier e giornalisti di settore, dopo aver assaggiato 700 campioni di distillati divisi in 21 categorie, ha incoronato il liquore ragusano come migliore tra tutti i concorrenti italiani. Prossima sfida il 5 giugno a Londra in cui i vincitori nazionali concorreranno per il titolo di World’s Best.
“Complimenti vivissimi a Edy Anzaldo e a Roberto Floridia – dichiara il Presidente di Confagricoltura Sicilia, Rosario Marchese Ragona – che, con ostinata pazienza e meticolosità artigianale, hanno creato un elisir che ha il sapore delle campagne ragusane e che, grazie a questo ulteriore riconoscimento internazionale, è a pieno titolo ambasciatore dell’eccellenza dell’agroalimentare siciliano nel mondo”. “Incrociamo le dita – aggiunge Marchese Ragona – per il prossimo step in cui ULIBBO è in corsa per il titolo di migliore liquore al mondo”.
“Continuiamo ad essere fieri – afferma il Presidente di Confagricoltura Ragusa, Antonino Pirrè – di un progetto che ha fatto della valorizzazione del territorio e delle sue colture iconiche il punto di forza, veicolando una visione d’impresa che crea valore puntando su sostenibilità, qualità e visionarietà. Un modello che dimostra come un progetto piccolo può diventare grande e vincente, se accompagnato da determinazione e da coraggio. Complimenti e grazie a Edy e a Roberto, associati a Confagricoltura Ragusa, per il loro pregevole contributo alla diffusione della nostra visione dell’imprenditoria agricola”.
ULIBBO è realizzato all’interno del progetto Nativi dell’azienda agricola Verso le origini, associata a Confagricoltura, che nasce a Ragusa da un’idea maturata in anni di ricerche sullo sviluppo delle imprese e delle economie locali, sull’importanza del territorio e dei suoi prodotti e sull’impatto che le scelte alimentari hanno sulla salute e sull’ecosistema. Verso le Origini, oltre alla produzione di ULIBBO, è impegnata nell’allevamento della pecora barbaresca siciliana, razza originaria dell’entroterra e a rischio estinzione, e della gallina livornese bianca, che garantisce la produzione di uova a basso contenuto di colesterolo, proteiche e senza antibiotici.
Ultimo arrivato nella grande famiglia di Verso le Origini è il Green Gin Ulibbo, un gin unico nel suo genere, realizzato con foglie di ulivo e carrubo, mirto e bucce di limone siciliano, che è stato appena presentato al Vinitaly a Verona, riscuotendo un grande successo tra bartender provenienti da ogni angolo del mondo.
Dazi, Giansanti (Confagricoltura): “Colpiti i nostri settori di punta. Serve una risposta unitaria e decisa dell’Europa”
“Come Italia usciamo sicuramente penalizzati dall’introduzione dei dazi da parte degli Stati Uniti, in particolar modo per quanto riguarda i prodotti di fascia media: penso ad alcuni vini, all’olio d’oliva, alla pasta e ai sughi pronti.” Lo ha dichiarato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, intervenuto alla trasmissione di Rai Uno Porta a Porta, condotta da Bruno Vespa, e andata in onda mercoledì sera subito dopo l’annuncio ufficiale del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dell’introduzione di dazi del 20% sui prodotti provenienti dall’Unione europea.
“La risposta – ha aggiunto Giansanti – non può che essere unitaria, europea, convinta, come annunciato dalla presidente von der Leyen nella conferenza di stamane. Fondamentali le misure previste per sostenere i settori più colpiti. Non dimentichiamo, infatti, che rischiamo anche un massiccio riversamento di prodotti da altri Paesi che subiranno le tariffe americane, per esempio la Cina”.
In linea con quanto dichiarato dalla presidente von der Leyen nella prima mattina di oggi, Confagricoltura ribadisce la necessità di un’azione dell’Unione tempestiva e coesa per salvaguardare la competitività del sistema agroalimentare, italiano ed europeo, sui mercati internazionali.
Olio di oliva, Confagricoltura e Unapol: la forte competizione internazionale obbliga l’Italia a una svolta. In 15 anni perso oltre il 30% del raccolto e il 38% della produzione
Nella foto, da sin.: Maurizio Pescari, Carlo Alberto Buttarelli, Ignacio Silva, Anna Cane, Tommaso Loiodice, Massimiliano Giansanti, Walter Placida, Salvatore Camposeo, Paolo Mariani.
Il Sottosegretario La Pietra annuncia a breve la convocazione del Tavolo di settore
Riconquistare posizioni a livello internazionale e attivare una strategia nazionale unica lungimirante con risorse dedicate: è il messaggio del settore olivicolo emerso oggi al convegno organizzato da Confagricoltura e Unapol a Roma, a Palazzo della Valle “Olio di oliva: dalla tradizione al futuro. Prospettive per l’olivicoltura italiana”, con tutti gli attori della filiera e le istituzioni.
La produzione di olio d’oliva nel nostro Paese è in calo strutturale: tra condizioni climatiche avverse, frammentazione produttiva (il 40% delle aziende olivicole ha meno di 2 ettari di oliveto), volatilità dei prezzi e della redditività, negli ultimi 20 anni i volumi di olive raccolte si sono ridotti di oltre il 30%, quelli di olio più del 38%, mentre il calo delle superfici si è limitato al 3%. Una deriva che occorre a tutti i costi fermare.
“Abbiamo un quadro italiano fatto di luci e ombre e occorre ripensare alla filiera produttiva – ha affermato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – con investimenti concreti e senza far prevalere la visione ideologica. Se l’impresa è orientata al mercato, c’è bisogno di grande professionalità, perché altrimenti l’Italia perderà questa partita. Sul fronte internazionale il 73% della produzione è in mano a 5 Paesi: Spagna, Turchia, Tunisia, Grecia e Italia, ultima in questa classifica. Gli altri Paesi del bacino del Mediterraneo hanno saputo creare politiche settoriali mirate: Tunisia, Marocco, Egitto e Turchia stanno crescendo in maniera esponenziale. Non possiamo permetterci di stare a guardare”.
Ciò che frena l’Italia nella competizione internazionale sono più fattori, a partire da una strategia politica settoriale frammentata, con piani di settore territoriali, mentre occorre che si uniformino a quello nazionale in arrivo, anche per sfruttare al meglio le risorse che saranno messe in campo.
A riguardo il sottosegretario al Masaf Patrizio la Pietra ha annunciato la prossima convocazione del Tavolo Olio, per il quale “si sta lavorando alla definizione delle linee guida, in modo da essere immediatamente operativi, e a un’unica interprofessione che coinvolga tutti gli attori della filiera”.
L’oliveto Italia è poi da ristrutturare. Il 61% delle piante ha più di 50 anni; il 49% ha una densità per ettaro inferiore a 140 piante e solo l’1.5% ha più di 400 piante per ettaro. Il quadro che emerge è di un oliveto Italia vecchio e poco competitivo, che necessita di essere ristrutturato.
Occorre aumentare la produttività, rendere la gestione dell’oliveto economicamente più sostenibile e al contempo favorire azioni di rinnovamento degli impianti produttivi con modelli moderni che consentano di accrescere la capacità competitiva, come gli impianti ad alta densità da implementare senza pregiudizi per varietà.
Infine, ma non ultime, la formazione e la valorizzazione del prodotto, a iniziare dalle scuole e dalla ristorazione. L’olio di oliva italiano non è sufficientemente valorizzato, ma non è neanche conosciuto bene dai consumatori, i quali, nelle scelte della spesa, rischiano di affidarsi esclusivamente al fattore prezzo.
“Oggi abbiamo ribadito il nostro impegno nel rafforzare la collaborazione con Confagricoltura – ha affermato Tommaso Loiodice, presidente di Unapol – confermando l’importanza di unire le forze per affrontare le criticità del settore olivicolo. L’eccessiva frammentazione delle aziende e la necessità di garantire un valore equo all’olio extravergine italiano sono sfide che richiedono visione e cooperazione. Formazione, innovazione e adeguamento alle nuove tecnologie sono le chiavi per dare slancio a un comparto storico, ma bisognoso di rinnovamento. Insieme, Unapol e Confagricoltura possono offrire risposte concrete per il futuro dell’olivicoltura italiana”.
“L’olivicoltura non è solo un settore agricolo, ma un pilastro strategico per l’intero Paese, con ricadute significative non solo sull’economia rurale, ma anche sulla salute pubblica, sul turismo e sulla formazione. È quindi fondamentale un dialogo sinergico tra i diversi ministeri, affinché si riconosca il valore trasversale di questo comparto e si adottino politiche adeguate a valorizzarne il ruolo sia a livello nazionale che internazionale.”
Il mercato globale, insomma, offre spazi importanti per gli oli di oliva, e il know how italiano legato alle capacità e alla qualità del prodotto ancora dà all’Italia un vantaggio competitivo che dobbiamo certamente sfruttare senza rimandare.
Olio EVO: cala la produzione in Italia. Confagricoltura: più informazione e promozione per salvare la filiera nazionale
Aumenta la produzione di olio, ma non in Italia: il nostro Paese, stando alle ultime stime di campagna, perde un terzo dei quantitativi rispetto allo scorso anno e chiude il 2024 con circa 224mila tonnellate di olio di oliva (-32%).
Nel bacino mediterraneo la produzione globale sarà maggiore del 30% e del 12% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Per effetto dell’alternanza produttiva, ma anche dei cambiamenti climatici, il nostro Paese per la prossima campagna sarà il quinto produttore al mondo dopo Spagna, Turchia, Tunisia e Grecia.
Oltre a una minore produzione generale di olive, quest’anno i produttori italiani, tranne in alcune zone, hanno dovuto scontare una resa in olio fra le più basse mai registrate. L’appello di Confagricoltura in occasione della giornata mondiale dell’olivo è di salvaguardare il giusto valore della filiera, che vede ancora costi di produzione elevati e in particolare di frangitura, ma anche evitare speculazioni e mantenere a un livello adeguato il prezzo minimo. Il mercato, infatti, non remunera adeguatamente il produttore: dai 9.9 Euro/kg dello scorso anno si è passati in questi giorni ad alcuni scambi dell’olio extravergine italiano a 7.8 Euro/kg.
“L’Italia è il Paese olivicolo con più biodiversità al mondo, con oli EVO di altissima qualità, unici per proprietà organolettiche e analitiche di cui si deve tenere conto: non si può ridurre tutto a un mero calcolo algebrico – dice Walter Placida, presidente della Federazione Olivicola Olearia di Confagricoltura -. Mai come in questa stagione il prodotto italiano assume un connotato di rarità e prestigio; mai come in questa stagione, falcidiata in termini produttivi da un’alternanza esasperata e da eventi climatici acuti, va riconosciuto il giusto pregio all’EVO italico. Dobbiamo prestare attenzione alle speculazioni e ai tentativi di quotazioni al ribasso, richiamando alla responsabilità tutti gli attori della filiera, con il supporto delle istituzioni”.
In quest’ottica, ad avviso di Confagricoltura, sarà di aiuto anche implementare efficaci azioni di controllo sugli oli in commercio, soprattutto di provenienza estera, per accertarne l’origine e la qualità. Queste azioni, unitamente a una corretta informazione al consumatore, sono di vitale importanza per la tutela e sviluppo del prodotto olio extravergine di oliva italiano.
Non dimentichiamo poi, aggiunge la Confederazione, che alcune zone in cui la coltivazione dell’olivo è secondaria rispetto ad altri comparti produttivi sono sovente aree di grande vocazione turistica: l’eventuale abbandono o incuria degli uliveti causerebbe un grave danno economico all’intero territorio.
“Oltre alla necessità di attivare specifiche campagne informative ed educative sulle peculitarità dell’olio di oliva italiano – conclude Placida – riteniamo utile attivare percorsi di consumo guidato nella ristorazione e nei consueti canali di distribuzione organizzata. Una maggiore consapevolezza della qualità del nostro prodotto non può che rafforzare il comparto”.
Congratulazioni a von der Leyen: Confagricoltura auspica una transizione verde fatta con gli agricoltori. Pronti a lavoro congiunto
Confagricoltura si complimenta con la Presidente Ursula von der Leyen per la rielezione.
L’auspicio è che l’agricoltura torni ad essere una colonna portante dell’Unione e che la Presidente resti favorevole a una transizione verde costruita insieme agli agricoltori.
Palazzo della Valle esprime soddisfazione per alcuni passaggi del discorso pronunciato stamattina alla plenaria del Parlamento europeo; in particolare, per il riferimento a un’Europa che “sostiene i cittadini e le imprese, improntata al pragmatismo, dove prosperità e competitività sono i driver principali di sviluppo”. La Confederazione, infatti, come ampiamente affermato durante la recente Assemblea Estiva a Palazzo Mezzanotte (Milano), ribadisce l’urgenza di sostenere la produttività degli agricoltori, puntando quindi sulla sostenibilità economica e sociale, oltre che su quella ambientale. Fondamentale la tutela del reddito degli agricoltori e del rafforzamento della catena del valore lungo la filiera agroalimentare.
Ottimo, a questo proposito, il rimando di von der Leyen alla necessità di diminuire la burocrazia e aumentare gli incentivi all’impresa, oltre che il passaggio su una dotazione maggiore al bilancio dell’UE. Al riguardo, l’auspicio di Confagricoltura è che possa aumentare anche il bilancio destinato all’agricoltura che attualmente corrisponde solo allo 0,33% del PIL degli Stati membri.
La Presidente ha anche segnalato la necessità, per l’agricoltura e per l’industria, di “investire su tecnologie digitali e strategiche, ma anche sulle competenze delle persone”. Confagricoltura è pronta a lavorare in maniera congiunta in questa direzione, adoperandosi da sempre per accompagnare le imprese agricole verso una transizione digitale che ne aumenti la competitività e le doti degli strumenti necessari per fare fronte alle sfide contemporanee. Per far questo, sottolinea la Confederazione, bisogna favorire l’accesso delle imprese alle innovazioni che, oltretutto, sono le migliori alleate per il raggiungimento della carbon neutrality.
Sempre in relazione al Green Deal e agli obiettivi di sostenibilità ambientale, Confagricoltura sottolinea l’importanza della reciprocità negli scambi con i Paesi terzi, affinché i prodotti importati nel mercato europeo rispettino i parametri di sicurezza e qualità adottati dall’Unione.














