Fruit Logistica, Confagricoltura a Berlino con le aziende leader dell’ortofrutta italiana

Confagricoltura sarà presente a Berlino, dal 5 al 7 aprile, a Fruit Logistica, la più importante fiera dedicata all’ortofrutta che torna dopo un anno di assenza e un posticipo rispetto al tradizionale mese di febbraio.

Rispetto agli altri anni, Confagricoltura prenderà parte a Fruit Logistica con uno spazio istituzionale nel Padiglione 2.2 (Stand B-01), da sempre quello di riferimento per l’Italia.

Nutrita e qualificata è la partecipazione delle aziende aderenti alla Confederazione, testimoni, in particolare, di un alto livello di innovazione che le porta ad essere maggiormente competitive sui mercati internazionali.

L’edizione 2022 ricade in un momento delicato e difficile per l’economia mondiale, alla luce del conflitto in Ucraina e degli esiti della pandemia, ma il settore ortofrutticolo italiano continua ad esprimere performance molto positive in termini di valore ed export. Le imprese presenti a Fruit Logistica dimostrano questa vitalità.

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L’ortofrutta italiana – spiega Confagricoltura – rappresenta oltre ¼ del totale della produzione agricola nazionale (il 27% per la precisione), con un valore di circa 14 miliardi di euro, posizionandosi all’ottavo posto mondiale tra i Paesi produttori. (Tabella 1).

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Sul fronte delle esportazioni, l’Italia è il sesto Paese al mondo con un valore di 9,5 miliardi di euro tra ortofrutta fresca e trasformata e un significativo +5,3% nel 2021 (Tabella 2) che conferma il comparto al primo posto tra le voci dell’export nazionale.

A trainare le vendite all’estero è il segmento della frutta fresca, in particolare mele, kiwi, pere, pesche e nettarine.

La Germania – conclude Confagricoltura – è il primo mercato di sbocco, che cresce ancora arrivando ad assorbire il 30% del valore del nostro prodotto fresco e circa il 20% di quello trasformato.

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Olio d’oliva: frena l’Italia, continua a crescere la Spagna. Per Confagricoltura necessario valorizzare la qualità del prodotto nazionale

Forte riduzione della produzione italiana di olio d’oliva nel 2020. Il Centro Studi di Confagricoltura stima un meno 26% rispetto all’anno precedente. Il calo, in questo anno difficile, però non è esclusivamente italiano: a perdere terreno sono anche il Portogallo (meno 35%) e la Grecia (meno 25%). La Spagna, in controtendenza agli altri Paesi mediterranei, consolida la sua leadership con un aumento del 27%, cifra che nonostante la consistente diminuzione registrata per gli oli italiano, portoghese e greco, fa chiudere positivamente il bilancio produttivo europeo con un +5% sul 2019.

Le stime 2020 della produzione nazionale indicano un anno di “scarica” con solo 270mila tonnellate. Questa contrazione – spiega Confagricoltura – sembra essenzialmente dovuta alla forte diminuzione riscontrata in Puglia, regione che produce praticamente la metà dell’olio italiano. Decisamente più confortante, per quantità e qualità, la situazione rilevata nelle aree del Centro Nord, dove si prevedono mediamente buone produzioni, ma la cui incidenza sul totale nazionale si aggira intorno al 20%.

Il 50% delle esportazioni nazionali – sottolinea il Centro Studi – sono concentrate su quattro Paesi, in primis gli Stati Uniti (che hanno un valore di 420milioni di euro e rappresentano il 32% del totale dell’export italiano) e la Germania (168 milioni, pari al 12,8%); seguono il Giappone (8%) e la Francia (7,4%).

L’Italia, secondo Paese esportatore, realizza prezzi medi di vendita del 59% superiori a quelli della Spagna, nonostante che la sua produzione copra mediamente il 15% di quella mondiale, a fronte del 45% di quella spagnola.

Confagricoltura evidenzia che il comparto olivicolo italiano è caratterizzato da una disponibilità di prodotto in continuo calo e ampiamente insufficiente a soddisfare le esigenze interne o di esportazione. La forte concorrenza degli altri oli comunitari ed extracomunitari a prezzi stracciati fa sì che restino in giacenza nei nostri frantoi forti quantitativi di prodotto.

Occorre, a parere di Confagricoltura, avviare politiche efficaci di promozione per incrementare la domanda di olio EVO nazionale in Italia e sui mercati internazionali, anche attraverso politiche mirate che puntino sulla qualità del prodotto, il cui valore va comunicato in modo efficace, per essere recepito dal consumatore.

Il settore olivicolo, a livello mondiale, sta affrontando una fase di importanti cambiamenti strutturali in una difficile congiuntura di mercato, caratterizzata da ormai un anno da forti giacenze di prodotto che frenano le quotazioni. Con il suo patrimonio di poco più di un milione di ettari a uliveto e oltre 400 varietà, l’Italia – conclude Confagricoltura – deve impegnarsi per invertire questa tendenza negativa e recuperare tutte le sue potenzialità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Nel 2019 ridotto il tasso di approvvigionamento medio dei prodotti agricoli

I dati elaborati dal Centro Studi di Confagricoltura

Nel 2019 il tasso di autoapprovvigionamento medio dei principali prodotti (o categorie di prodotti) agricoli si è ridotto, rispetto al 2018, dal 82,2% al 77,6%. Questa flessione si deve in parte alla riduzione delle produzioni (nove su diciassette prodotti considerati), in parte all’incremento dell’export agroalimentare e ai connessi crescenti impieghi nella trasformazione industriale.

Clicca qui per leggere i dati del Rapporto elaborato dal Centro Studi di Confagricoltura

CSC_Rapporto_autoapprovvigionamento_2019

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Agroalimentare: nel 2020 partito bene l’export italiano nella Ue, ma rallentato dalla pandemia

Senza l’emergenza Covid l’export del ‘made in Italy’ agroalimentare verso i Paesi UE sarebbe aumentato in modo rilevante nel 2020. E’ quanto emerge da un rapporto del Centro studi di Confagricoltura che evidenzia un aumento del 4% nel mese di gennaio e del 10% in febbraio. Crescita, purtroppo, annullata da un -10% registrato in marzo, quando la pandemia si è diffusa in tutta l’Europa, con le conseguenti restrizioni agli spostamenti delle persone e alla chiusura delle attività di ristorazione, caffetteria e ospitalità turistica.

Prendendo in considerazione i prodotti agricoli e dell’industria alimentare più esportati verso i Paesi dell’Unione Europea, il rapporto del Centro studi di Confagricoltura indica sensibili differenze per prodotto e per mese nel primo trimestre del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. Emblematico il caso dell’olio d’oliva, che scende del 6% a gennaio, del 16% a febbraio per riguadagnare il 2,4% a marzo. Per formaggi e latticini dal +6,6% di gennaio si passa al +7,7 di febbraio, per arrivare un -16% in marzo.

Sono evidenti, in termini di export, le conseguenze dell’emergenza Coronavirus soprattutto per le limitazioni agli spostamenti internazionali delle persone, fra cui la manodopera agricola stagionale, indispensabile per la raccolta dei prodotti, le restrizioni alle attività del settore Ho.Re.Ca, le modifiche della domanda di prodotti agroalimentari conseguenti ai provvedimenti di lockdown.

Nel mese di marzo infatti, quando gli effetti della pandemia CoViD-19 si sono estesi a un maggior numero di Paesi UE, su 15 categorie di prodotti ben 10 hanno segnato un andamento negativo del valore dell’export rispetto a marzo 2019 e, di queste, 8 presentano decrementi superiori al 10%, con il massimo di -47% per i fiori e le piante (tabella 5c). Ma, evidenzia lo studio, non tutti i settori produttivi hanno risentito nello stesso modo della pandemia: hanno tenuto, ad esempio, riso e cereali (+9,6% a gennaio, + 24,1% a febbraio e +13,3% a marzo) e salumi (+ 12,1%, +14,6 e +9,2).

Il trimestre gennaio-marzo (tabella 6) si chiude con una crescita del valore dell’export di solo un milione di euro (4.859 contro 4.858 milioni), con 7 settori produttivi in crescita, 4 con variazioni (negative o positive) inferiori allo 0,5%, 4 in sensibile flessione. Fra questi ultimi, mette in evidenza il rapporto di Confagricoltura, è particolarmente rilevante la crisi dell’esportazione dei prodotti florovivaistici, che segna -15% a causa del quasi dimezzamento registrato in marzo (-47%).

Questi dati, conclude il rapporto del Centro Studi di Confagricoltura, pur consentendo alcune prime valutazioni dell’effetto della pandemia di Coronavirus sul settore agroalimentare, non permettono di individuare, nemmeno per i prossimi mesi, chiari segnali di tendenza, perché siamo di fronte ad un contesto incerto e in costante cambiamento.

 

 

Tabella 5c – Valore delle esportazioni dall’Italia verso i Paesi UE, per le principali categorie di prodotti agricoli e dell’industria alimentare, nei mesi di marzo 2020 e 2019 (milioni di euro)

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Fonte: Istat e Agenzia delle Dogane

Tabella 6 – Valore delle esportazioni dall’Italia verso i Paesi UE, per le principali categorie di prodotti agricoli e alimentari, nel periodo gennaio-marzo 2020 e 2019 (milioni di euro)

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Fonte: Istat e Agenzia delle Dogane

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Coronavirus, Confagricoltura: Italia tra gli ultimi Paesi in Europa per uso di internet e servizi informatici

L’attuale situazione di emergenza causata dal Coronavirus rende ancor più necessario l’uso di Internet e di servizi informatici: dai rapporti con la Pubblica Amministrazione allo smart working, dall’attività didattica all’home banking, all’e-commerce: molte attività in questo periodo si stanno trasferendo sul web, con nuove modalità. E l’Italia, da quanto emerge da un’analisi condotta dal Centro Studi di Confagricoltura su dati Eurostat 2019, risulta più indietro rispetto agli altri Paesi europei, per l’utilizzo di Internet e dei servizi informatici in generale.

Il nostro Paese si colloca al 20° posto per l’accesso a Internet: solo l’85% delle famiglie italiane ha questa possibilità, contro una media europea del 90%. Dalle cifre relative alla banda larga (almeno 30 Mbits/secondo) risulta, inoltre, che l’Italia è al 18° posto in Europa, con l’84% delle famiglie (rispetto alla media europea dell’89%) che può disporre di una tale velocità di connessione. Se si guarda poi alla banda ultralarga (100Mbits/secondo) scendiamo addirittura al 25° posto, seguiti solo da Croazia, Cipro e Grecia (elaborazione Corte dei Conti UE su dati Commissione UE 2017).

Anche sul fronte dei servizi on line per l’espletamento di adempimenti vari, il Centro Studi di Confagricoltura rileva dati poco confortanti: sebbene ci sia stato un aumento (fra il 2015 e il 2019 dal 28% al 36% della popolazione) nell’utilizzo dell’internet banking, ovvero nella gestione dei conti correnti bancari on line, siamo comunque al 23° posto in Europa (media UE 58%).

Nei rapporti con la Pubblica Amministrazione (per informazioni, pagamenti e gestione pratiche) la situazione non è certo migliore: in Italia i cittadini che si avvalgono di Internet sono solo il 23%, rispetto a una media UE del 55%, collocandoci al 27° posto in Europa, precedendo sola la Romania.

Quanto all’e-commerce, nel nostro Paese solo l’8% della popolazione effettua acquisti di beni e servizi on line, rispetto al 20% della media europea: una percentuale che ci relega al 24° posto in Europa.

Nonostante gli impegni fissati a livello nazionale ed europeo e l’approvazione del progetto “Strategia Digitale Italiana” nel 2015 (per gli obiettivi di crescita UE 2020), che prevedeva che entro il 2020 almeno il 50% delle abitazioni fosse dotato di connessione a banda ultra larga, il nostro Paese – rileva Confagricoltura – continua a scontare un pesante ritardo, anche culturale, su questo fronte. E l’emergenza Coronavirus, che sta costringendo la popolazione a ricorrere necessariamente ai servizi telematici per diversi adempimenti, fa affiorare in maniera ancora più evidente l’inadeguatezza del sistema infrastrutturale digitale italiano.

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Caro navi, sciopero autotrasportatori in Sicilia solo rinviato. Confagricoltura: “Affrontare subito la questione”

“La sospensione dello sciopero siciliano degli autotrasportatori per il ‘caro navi’ – che protestano per il notevole incremento europeo delle tariffe di trasporto via mare – è una buona notizia per i produttori agricoli. Nell’isola, in questo momento, si è nel vivo della campagna di raccolta di agrumi e ortaggi in serra che hanno shelf-life breve e quindi vanno spediti velocemente. Il blocco delle navi nei porti avrebbe provocato forti ripercussioni sulle imprese agricole, sia per la perdita del prodotto, sia per il mancato rispetto dei contratti di fornitura assunti. Però il problema dello sciopero è solo rimandato”. Così commenta il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti le notizie relative alla protesta degli autotrasportatori siciliani.

Le preoccupazioni sulla situazione in atto in Sicilia e nel Mezzogiorno ha spinto il presidente di Confagricoltura a scrivere al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, sollecitando una soluzione alla vertenza degli autrasportatori.

Già ora – come rilevano i dati del Centro Studi di Confagricoltura – la situazione è difficile con l’export dei prodotti agricoli siciliani che continua a perdere terreno (si stima -15,6% nel 2019 rispetto al 2018), nonostante l’alta qualità della materia prima. E con le esportazioni ortofrutticole ed agrumicole che non riescono a risalire (tra l’altro -11,3% per le arance italiane, stimato nel 2019 rispetto al 2018).

“Gli agricoltori – pone in evidenza il presidente di Confagricoltura – si trovano tra due fuochi: da un lato una protesta che finisce per penalizzarli nell’immediato; dall’altro lato i rincari delle tariffe di trasporto che faranno lievitare ulteriormente i costi che già ora sono più elevati rispetto a quelli dei principali competitor degli altri Paesi. Non si può penalizzare ulteriormente un’attività di primaria importanza per l’economia del Mezzogiorno e un importante settore del Made in Italy agroalimentare che avrebbe bisogno invece di essere sostenuto per diventare più competitivo e redditizio”.

 

Export Sicilia dei prodotti agricoli e agroalimentari (in valore – €)
2018 2019* Var. % 2019/2018
Agricoltura, della silvicoltura e della pesca 592.982.872 500.211.189 -15,6%
Industria alimentare 663.206.821 671.168.088 +1,2%

*stima

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Istat

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Maltempo, una frana su quattro colpisce i terreni agricoli. Confagricoltura: “Si attivi una task force a tutela del territorio”

Fenomeni meteo come quelli che stanno imperversando sul nostro Paese mettono a nudo la fragilità del territorio. In tutta Italia l’agricoltura paga un prezzo troppo alto, con tantissime aziende devastate. “L’emergenza è una circostanza imprevista, ma quella che sta avvenendo era una situazione ipotizzabile – ha commentato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti – Per riparare i danni subiti negli anni si spenderà sicuramente molto di più di quanto sarebbe costata la prevenzione. La messa in sicurezza del territorio italiano non è più rinviabile”.

“Serve – continua il presidente di Confagricoltura – una task force che coinvolga Stato, Regioni, Province, Comuni, Protezione civile, enti di bonifica, Comunità montane, università, organizzazioni agricole, agronomi, geologi, che coordini interventi e risorse straordinarie. Si dia finalmente avvio a un piano di risanamento infrastrutturali. Noi siamo da sempre disponibili e attivi sui territori e possiamo fare la nostra parte. Iniziamo con gli interventi straordinari, ma avviamo anche un’efficace manutenzione e sistemazione idrogeologica e idraulico-forestale ordinaria (arginature, pulizie di alvei, canali dalla vegetazione, gestione acquedotti, alberature e strade ‘minori’) che molto spesso non si fa a dovere”.

Mentre il maltempo imperversa su vaste aree del Paese – è ancora allerta su Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Calabria, Basilicata, sebbene in altre regioni oggi sia comparso il sole – la situazione che registra Confagricoltura è drammatica: i campi sono allagati, sia per bombe d’acqua, sia per esondazioni di torrenti e corsi fluviali. Le semine non potranno effettuarsi almeno fino a primavera. Molte piante sono cadute, si sono persi interi raccolti di ortaggi. I danni alle strutture sono incalcolabili. Vento forte ed esondazioni hanno letteralmente spazzato via serre, vivai, tunnel. Danneggiati pure stalle, magazzini, silos, case rurali; molti terrazzamenti sono completamente crollati.

A preoccupare è poi la fragilità del territorio: il Centro Studi di Confagricoltura ha diffuso un report sul dissesto idrogeologico da cui emerge che le zone agricole, dopo strade e ferrovie, sono quelle maggiormente colpite dalle frane causate dall’intensità delle precipitazioni: una su quattro coinvolge proprio i terreni agricoli.

Per effetto dei mutamenti climatici, dell’abbandono di molti campi coltivati e della maggiore impermeabilizzazione del suolo (urbanizzazione), gli effetti distruttivi conseguenti al dissesto idrogeologico del territorio (frane, alluvioni) tendono ad aggravarsi, in un contesto generale già precedentemente critico per l’insufficienza degli interventi di prevenzione.

Lo scorso anno le sole alluvioni dell’autunno hanno colpito 11 regioni causando danni per circa 3 miliardi di euro.

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L’ITALIA DELLE FRANE

Superficie a rischio frane e rischio idraulico

(a cura di Centro Studi Confagricoltura)

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Produzione europea olio d’oliva: frena la Spagna, in parziale recupero l’Italia

Per Confagricoltura è ora di rilanciare la produzione nazionale ed i consumi mondiali di olio di oliva

Mentre si prevede un calo mediamente del 9% della produzione di olio d’oliva in Europa e del 30% in Spagna, nel 2019 rispetto al 2018, in Italia si stima un raddoppio della produzione (da 175 mila tonn a 350 mila). Incrementi produttivi anche in Portogallo (+39%) e Grecia (+62%). I livelli altissimi delle scorte europee, con 850 mila tonnellate, hanno un impatto sui prezzi al ribasso che preoccupa gli operatori.

Lo pone in evidenza il report sul comparto olivicolo del Centro Studi di Confagricoltura, sulla base delle previsioni dell’Unione europea, presentate a Bruxelles.

Per l’Italia però è un risultato solo parzialmente soddisfacente – osserva Confagricoltura – dal momento che l’anno scorso la produzione era arrivata ai minimi storici del decennio ed anche ora è lontana dalle 540 mila tonn del 2008. La media produttiva degli ultimi quattro anni, confrontata con il quadriennio 2008-2011, mostra un calo di oltre il 37% e, in relazione al quadriennio 2012-2015, del 28%.

Il Centro Studi di Confagricoltura ha evidenziato come, nel 2018, l’Italia sia stata nel mondo il secondo Paese esportatore di olio d’oliva, dopo Spagna e davanti a Portogallo e Grecia. Principali mercati di sbocco dell’olio confezionato made in Italy sono Stati Uniti (che hanno un valore di 436 milioni di euro e rappresentano il 31,4% del totale dell’export italiano) e Germania (168 milioni di euro, pari al 12,1% del totale dell’export).

Il settore olivicolo – sottolinea Confagricoltura – sta affrontando una fase di significativi cambiamenti strutturali a livello mondiale e l’Italia, che ha una forte vocazione produttiva, non può restare arretrata.

“In questo quadro – commenta il presidente della Federazione olivicola nazionale di Confagricoltura, Pantaleo Greco – va evidenziata la situazione drammatica del Salento a causa della Xylella Fastidiosa. Per il 2019 il crollo della produzione di olio in provincia di Lecce si aggirerà attorno all’85%, rispetto agli anni precedenti. Le zone olivetate sono sempre più ridimensionate e solo le varietà, come il leccino che sembrerebbe tollerante, fanno sì che la produzione non sia azzerata del tutto. La sfida è proprio quella di frenare il crollo produttivo con nuovi impianti e con aiuti al reddito per tutta la filiera ormai allo stremo. Sollecitiamo l’emanazione dei decreti attuativi del decreto legge Emergenze ed in particolare i provvedimenti per l’utilizzo delle risorse previste dal Piano di rigenerazione dell’olivicoltura”.

“Per tutti gli operatori europei – prosegue il rappresentante di Confagricoltura – sarà importante favorire l’aumento del consumo globale di olio di oliva e sviluppare nuovi mercati, con l’aiuto di azioni promozionali per le quali si chiede alla Commissione UE un sostegno economico, anche alla luce delle questioni di politica internazionale in atto e dei dazi imposti dagli Stati Uniti.”.

“In generale per l’olivicoltura italiana ci sono nuove convenienze da cogliere sotto il profilo quantitativo e qualitativo – conclude Pantaleo Greco -. Vanno rinnovati gli impianti colturali con altri più produttivi e che si prestano alla meccanizzazione. E’ giunto il momento di trasformare le difficoltà in opportunità”.

 

 

TABELLE

 

Tabella 1 – Produzione di olio d’oliva nei Paesi Europei (x000 tonnellate)tabella 1

*Stima Commissione Europea

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Commissione Europea

 

Tabella 2 – Evoluzione della produzione di olio di oliva in Italia (x000 tonnellate)

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*Stima Commissione Europea

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Istat e ISMEA

 

Tabella 3 – Principali Paesi del Mondo importatori di olio di oliva dall’Italia nel 2018 (valore in milioni di euro – % su totale importazioni di olio d’oliva)

tabella 3

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati Istat

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Lo zucchero in Europa è sempre più amaro

Confagricoltura condivide e rilancia le preoccupazioni della Confederazione internazionale dei bieticoltori europei (CIBE) sul futuro dello zucchero europeo.

“Avevamo già denunciato – rileva il suo presidente Massimiliano Giansanti – che, in Italia, le superfici di barbabietole da zucchero in 11 anni si sono contratte del 62%, chiedendo alle istituzioni comunitarie di attivare al più presto misure eccezionali. Ora anche il Cibe ha ricordato come negli ultimi due anni non siano state adottate misure per il settore scosso da forti turbolenze, trasferendo più di due miliardi di euro dai produttori e dalle industrie agli utilizzatori di zucchero”.

Confagricoltura ricorda che, su richiesta del ministro delle Politiche agricole alimentari forestali e del Turismo Gian Marco Centinaio, alla fine dello scorso anno, si è insediato a Bruxelles un gruppo ad alto livello che finora, però, non ha fornito indicazioni e proposte per far uscire lo zucchero dalla crisi.

Il Cibe ha denunciato una perdita pari al 30% sul reddito dei produttori europei, nonostante il livello più alto di produzione e qualità delle loro barbabietole. “Dopo l’Italia – continua Giansanti – è ora l’intero settore dello zucchero europeo in profondo rosso. La crisi, innescata dai bassi prezzi, ha colpito i paesi principali produttori nella UE, tanto che il gruppo tedesco Sudzucker ha annunciato la chiusura di cinque zuccherifici in Europa, di cui due in Francia”.

Le preoccupazioni del presidente di Confagricoltura sono condivise dal presidente dell’Associazione nazionale bieticoltori (ANB) Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi: “Da tempo prevedevamo la crisi del settore, che ora non è più solo un problema italiano, ma anche europeo, sul quale sia il Mipaaft sia le nostre Organizzazioni hanno gli occhi ben puntati, ma sul quale invece manca una risposta concreta e attiva delle Istituzioni europee”. Anche per questo ANB sta mettendo in campo nuove strategie, come il progetto per la valorizzazione dei sottoprodotti delle polpe a fini energetici.

“Occorre – conclude Massimiliano Giansanti – il sostegno dall’Europa. Attendiamo proposte che prevedano benefici diretti per la produzione agricola incentivando così gli investimenti, che valorizzino lo zucchero italiano ed europeo, sfruttando i nostri punti di forza per mantenere questo settore di eccellenza e rilanciando una filiera essenziale per l’agricoltura e l’agroalimentare nazionale”.

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Spesa alimentare, consumatori sempre più attenti alla salute: i dati del Centro Studi di Confagricoltura

I consumatori sono sempre più attenti a quello che non c’è, piuttosto che a quello che c’è nei prodotti alimentari. Infatti aumenta sempre più la richiesta del “senza”: latte senza lattosio, pasta senza glutine, alimenti senza grassi aggiunti, biscotti senza olio di palma.

Il report del Centro Studi di Confagricoltura sulla spesa alimentare al dettaglio (sulla base delle rilevazioni Ismea/Nielsen) diventa la fotografia di come stanno cambiando i consumi ed i gusti della generazione dei Millennials; sono consumatori più attenti alla linea ed allo sport, che apprezzano il consumo di vino, prosecco e birra e meno delle bevande analcoliche, che consumano latte ad alta digeribilità, alimenti senza glutine, insalate in busta.

La spesa alimentare – fa presente Confagricoltura – ha avuto un debolissimo incremento della spesa (+0,3%), che è di oltre dieci volte inferiore all’’incremento di spesa dello scorso anno (+3,2%); più consistente l’incremento dei prezzi (+1,5%). Il carrello è stato riempito soprattutto da cereali e derivati (14,1%), latte e derivati (13,7%), ortaggi (10,1%) e carni (10%).

Nel 2018 rispetto all’anno precedente è aumentata la spesa per vini e spumanti (+4,8%) e birra (+3%); è diminuita invece dell’1,1% la spesa per le bevande analcoliche (esclusa acqua). I consumatori preferiscono i prodotti confezionati (+1,9%) rispetto ai freschi-sfusi (-3,2%). Si conferma il trend in crescita del consumo di uova (+14%) e carne (+1,5%).

Confagricoltura pone in evidenza come segnino notevoli incrementi, in quantità e valore della spesa, alcuni prodotti riconducibili al salutismo ed al benessere: latte ad alta digeribilità (quantità +9,4%, spesa +4,9%), dolcificanti diversi dallo zucchero (quantità +10%, spesa +2,6%), alimenti senza glutine (spesa +8%).


VARIAZIONI DEI PREZZI E DELLA SPESA PER ALCUNE CATEGORIE DI PRODOTTI ALIMENTARI (2017-2018)

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Fonte: Ismea-Nielsen

DISTRIBUZIONE DELLA SPESA PER ACQUISTI DOMESTICI DI PRODOTTI ALIMENTARI E BEVANDE 2018 E VARIAZIONE 2017-2018

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Fonte: Ismea-Nielsen

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