Il Vice Presidente di Confagricoltura Sicilia, Antonino Pirrè, è intervenuto venerdì 24 luglio alla Sala Magna del Complesso Monumentale allo Steri, a Palermo, alla tavola rotonda “Riaffermare il ruolo del lavoro di qualità per contrastare le distorsioni del mercato del lavoro”, all’interno dei lavori per la Presentazione del Rendiconto Sociale 2025 di INPS Sicilia.
Muovendo dai dati contributivi del documento, Pirrè ha ricordato che l’agricoltura è uno dei pochi comparti privati in risalita: nel 2025 il lavoro dipendente agricolo torna a crescere dopo tre anni di flessione. Una dinamica che convive però con il calo del lavoro autonomo, segno di un settore che si concentra più di quanto si espanda e composto in larga parte da piccole imprese.
Al centro dell’intervento, la specificità del lavoro agricolo: “La stagionalità è un dato agronomico, non una scelta organizzativa”. La raccolta non si contratta e non si sposta, la questione non è eliminare il tempo determinato in agricoltura, ma renderlo “continuativo, tracciabile e previdenzialmente utile” , una direzione già indicata dal rinnovo del CCNL degli operai agricoli e florovivaisti.
Netto il passaggio sulla legalità: meno controlli non significano meno irregolarità, ma meno visibilità. Confagricoltura non chiede meno ispezioni, ne chiede di più e meglio mirate, perché il caporalato è “falsa la concorrenza a danno di chi il contratto lo applica”.
Pirrè ha poi richiamato il nodo dei tempi sui flussi dei lavoratori stranieri, dove “il tempo amministrativo deve allinearsi al tempo agronomico, non il contrario”, e ha indicato nella previdenza il vero indicatore della qualità del lavoro, chiedendo all’Istituto un’informazione previdenziale preventiva e personalizzata per gli operai agricoli.
In chiusura, il riconoscimento del peso dell’agricoltura siciliana, alla quale l’INPS ha destinato tre delle cinque nuove Agenzie complesse regionali: “È la premessa giusta. Ora serve che il resto del sistema si allinei”.

