Il nuovo saggio del vicepresidente nazionale di Confagricoltura 

Vice Presidente nazionale di Confagricoltura e già presidente di Confagricoltura Ragusa, Gambuzza affronta una questione che tocca da vicino le imprese iblee: perché un settore che produce valore reale resti cronicamente sottocapitalizzato, e quali strumenti finanziari possano colmare il divario. Il volume è scaricabile gratuitamente.

C’è un paradosso al centro dell’agricoltura italiana e Sandro Gambuzza lo mette a fuoco fin dalle prime pagine di “Generare Valore. Il futuro è nell’agricoltura”: il settore contribuisce in misura rilevante al prodotto interno lordo e traina l’export nazionale, eppure gran parte delle imprese continua a operare in condizioni di sottocapitalizzazione. Il problema, sostiene Gambuzza, non è la mancanza di valore. È la difficoltà di trasformare quel valore in capitale investibile.

Attorno alla distanza tra ciò che un’impresa agricola vale davvero e ciò che il sistema finanziario è disposto a riconoscerle ruota l’intero libro, che l’autore ha scelto di offrire a tutti gratuitamente: si scarica dal sito sandrogambuzza.it.

Il punto di osservazione non è casuale. Gambuzza è Vice Presidente nazionale di Confagricoltura, ma prima ancora è un imprenditore agricolo del Ragusano, con un’azienda a indirizzo orticolo e olivicolo, ed è stato presidente di Confagricoltura Ragusa e della Camera di Commercio provinciale. 

Il cuore del ragionamento è un cambio di prospettiva. Per decenni il credito agrario si è retto sulle garanzie reali: il terreno, i fabbricati, l’ipoteca. Un modello che ha accompagnato la crescita del settore ma che oggi mostra la corda, perché gli investimenti richiesti dall’agricoltura contemporanea (precisione, digitalizzazione, energia, adattamento climatico, integrazione delle filiere) superano ciò che la sola garanzia patrimoniale può sostenere. La domanda che una banca si pone non è più quanto un’azienda possieda, ma quanta liquidità saprà generare per restituire il debito.

Gambuzza traduce questo passaggio in una distinzione netta: dalla bancabilità alla finanziabilità. La prima misura la possibilità che una banca conceda un prestito; la seconda, più ampia, è la capacità di attrarre capitale da una pluralità di interlocutori (fondi, operatori di private debt, investitori istituzionali) presentandosi come un’impresa leggibile, con dati affidabili, pianificazione e flussi di cassa prevedibili. Essere finanziabili, in altre parole, non è un evento occasionale ma una condizione strutturale da costruire.

La parte più operativa del libro riguarda gli strumenti che rendono possibile questo salto, molti dei quali ancora poco praticati dalle imprese agricole. Finanza di filiera, supply chain finance, reverse factoring e confirming poggiano su una stessa intuizione: la solidità finanziaria di un’impresa capofila (una grande industria di trasformazione, una centrale d’acquisto, una cooperativa leader) può essere trasferita lungo la catena, abbassando il costo del denaro per i fornitori più piccoli e liberando liquidità dove serve. Per un tessuto come quello siciliano, fatto di aziende di dimensioni contenute ma inserite in filiere di qualità, è la prova che l’aggregazione non è soltanto una leva commerciale: è una forza finanziaria.

Sullo sfondo, una tesi che il capitale internazionale ha già cominciato a fare propria: l’agricoltura come asset class del nuovo secolo. Domanda alimentare in crescita strutturale, presenza di asset reali, produzioni poco sensibili alle oscillazioni della congiuntura, scarsa correlazione con i mercati finanziari e un valore ambientale sempre più monetizzabile, dai crediti di carbonio ai servizi ecosistemici, rendono il settore interessante per fondi pensione e investitori di lungo periodo. Per intercettare quelle risorse, però, servono strumenti costruiti su misura e una cultura d’impresa capace di raccontarsi con i numeri.

Il messaggio che arriva agli imprenditori non è consolatorio: chiede lavoro. Investire in trasparenza gestionale, controllo dei conti, pianificazione, governance. In cambio, promette che la finanziabilità diventerà un vantaggio competitivo concreto, destinato a pesare quanto la resa di un campo o la qualità di una produzione.

“Generare Valore” si legge come una mappa per muoversi in un terreno che molti imprenditori percepiscono ancora come ostile e riservato agli specialisti.

 

Bartolo Lorefice